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Nelle Marche, l’Esino Frasassi un territorio da vivere e da gustare

L’Unione Montana in provincia di Ancona è composta da dieci comuni uno più bello dell’altro a cui si aggiunge il Parco Naturale Regionale della Gola della Rossa e di Frasassi scrigno di biodiversità faunistica e floreale

Una, dieci, cento, mille Marche. Tanti sono i volti di questa regione affacciata sul Medio Adriatico e da sempre “Porta d’Oriente” d’Italia, in quanto punto d’incontro di civiltà diverse. Unica regione declinata “al plurale”, le Marche sono al tempo stesso meravigliose ed insolite, per la varietà dei paesaggi, per gli Appennini umbro marchigiani che dolcemente degradano lungo vallate parallele fino al mare, per i suoi tanti borghi antichi immersi nella storia e nell’arte e per le bellissime città che, tra l’altro, hanno dato i natali a personalità del calibro di Giacomo LeopardiRaffaello Sanzio, Gioachino Rossini e Federico II di Svevia, per citarne solo alcune.

Sono tanti gli itinerari mirati per scoprire questa regione “palmo a palmo”. Per agevolare il turista in questo viaggio appassionante, è stato messo a punto il “Grand Tour delle Marche”, 28 tappe studiate dal team di Tipicità che coinvolgono altrettante comunità locali, accomunate dall’idea che “Il modo migliore per viaggiare nelle Marche è viverle”.  Ogni evento, fruibile come singolo pacchetto vacanza, costruito su misura ed adatto anche per tutta la famiglia, è la porta d’accesso ad un microcosmo di rare suggestioni: il gusto delle ricette dimenticate, la bellezza di paesaggi incantati, la magia dei borghi e le atmosfere della festa.

Uno di questi tour incontra il territorio dell’Unione Montana dell’Esino Frasassi su cui insiste il Parco Naturale Regionale della Gola della Rossa e di Frasassi, uno scrigno di biodiversità faunistica e floreale,  con le famose Grotte carsiche di Frasassi, fra le più belle d’Europa, che offrono al visitatore un paesaggio sotterraneo strabiliante  impreziosito da stalagmiti e stalattiti e laghetti cristallizzati. Una terra incantata a poche decine di chilometri da Ancona dove si intrecciano storia antica, natura selvaggia, grandi vini e geniale creatività.

I comuni che compongono questa Unione Montana sono: Arcevia, Cerreto d’EsiCupramontana, Fabriano, Genga, Mergo, Rosora, Sassoferrato, Staffolo e Serra San Quirico (foto sotto). Dieci perle di straordinaria bellezza che si distendono nelle colline marchigiane fino a lambire l’Umbria.  

Arrivando da Ancona, dalla SS76, il primo territorio che si incontra è quello di Serra San Quirico, una cittadina dalla caratteristica forma di una nave immersa in un “mare” di colline verdi.  L’intero comune rientra nel Parco Naturale Regionale delle Gola della Rossa e di Frasassi (la cui sede è in questo borgo) ed ha un centro storico di impianto medievale, raccolto ed interessante, caratterizzato dalle suggestive vie coperte dette “Copertelle” che,  da oltre 30 anni, costituiscono lo scenario per la suggestiva rievocazione natalizia del Presepe.

Fabriano  città creativa Unesco

Fabriano rimane il più conosciuto dei dieci, soprattutto per la produzione della carta e per la filigranatura dei fogli, inventata dai mastri cartai del luogo negli ultimi anni del XIII secolo.

La produzione della carta, infatti, aveva avuto inizio in città nel 1264. Qui vennero introdotte inoltre delle modifiche alle tecniche di produzione dei fogli degli arabi e dei cinesi. Nel 1782 le cartiere presenti sul territorio fabrianese si unirono per dare vita alle Cartiere Miliani Fabriano, che rientra nel novero delle pochissime cartiere autorizzate dalla Banca Centrale Europea a produrre carta per le banconote in euro. 

La città marchigiana fa anche parte, dal 2013, dell’importante club delle “Città creative dell’Unesco” che raggruppa 180 città di 72 Paesi nel mondo che fanno della creatività e dell’industria culturale il centro dei loro piani di sviluppo.

La città sorprende per la ricchezza delle sue terre generose ed ospitali che a piene mani offrono i loro frutti e le loro bellezze dolci e selvagge, regalando attimi di pura emozione. Fra le cose che più affascinano è il continuo intreccio tra arte e storia, spiritualità e buona cucina, modernità e tradizione che sicuramente valgono il viaggio. Fra i tanti must spiccano il suggestivo centro storico di impronta medievale  – con il Palazzo del Podestà (che si affaccia sulla Piazza del Comune), la Fontana dello Sturinalto, commissionata nel 1285 a Jacopo di Grondolo, il Loggiato di San Francesco, il Palazzo Vescovile e l’ottocentesco Teatro Gentile impreziosito da un sipario, opera del bolognese Luigi Serra –  le tante specialità enogastronomiche tra cui il rinomato salame di Fabriano, presidio Slow Food ed il Verdicchio DOC e la possibilità di fare un “Viaggio spazio-temporale nel fantastico mondo della carta”.

Infatti, per cominciare, si può visitare il  Museo della Carta e della Filigrana all’interno dello splendido complesso monumentale dell’ex convento dei padri domenicani in Largo Fratelli Spacca. Nelle diverse sezioni, con un veloce balzo attraverso i secoli, sono illustrate le varie modalità di produzione della carta e le tante innovazioni tecnologiche introdotte dai mastri cartai fabrianesi, dalla pila idraulica a magli multipli, alla collatura dei fogli con immersione in un bagno di gelatina animale fino all’applicazione della filigrana che all’inizio era il “signum” che identificava il mastro cartaio che aveva prodotto quei fogli. Per “far vivere” al visitatore le varie fasi della lavorazione della carta in epoca medievale, all’interno del museo c’è anche una fedele riproduzione di una gualchiera, la tipica cartiera medievale, che ripropone l’intero ciclo di lavorazione dell’epoca, dalla pulitura degli stracci e loro messa a bagno nel “maceratoio” fino all’ottenimento dei fogli di carta che, dopo vari passaggi di pressatura e di collatura per renderli impermeabili all’inchiostro, erano pronti all’uso. Nel sale del museo anche una vasta raccolta di filigrane antiche e moderne.

Altra tappa imperdibile Carifac’Arte , una società,  con sede nel Polo Museale “Le Conce”, creata da Carifac (la Fondazione Cassa di risparmio di Fabriano e Cupramontana) per rivitalizzare e ripotare alla luce “botteghe degli antichi mestieri”. All’interno anche la Scuola Internazionale dei Mestieri D’Arte che ha iniziato ad operare in questi giorni con il “Corso di operatore della lavorazione della carta e filigranista” con 15 ammessi su 28 domande pervenute.

A Fabriano, “Capitale mondiale della carta”, c’è anche la Fondazione Fedrigoni che ha sede nel suggestivo complesso delle storiche Cartiere Miliani cuore dell’imprenditoria cartaria fabrianese. Nei 2000 metri quadri del Deposito dei Beni Storici Cartari, aperto al pubblico solo in occasioni speciali, è custodito un patrimonio straordinario, testimonianza unica della cultura cartaria della città e degli oltre 750 anni di tradizione. Si possono tra l’altro ammirare un impianto di pile idrauliche a magli multipli della fine del 1700, il torchio a vite del 1706, i tavoli del “formista” o “modularo”, circa 800 tele cilindriche per la produzione della carta a macchina in tondo, oltre 6.000 punzoni in legno, bronzo e rame, e 2.295 forme per la produzione della carta a mano, datate dalla prima metà del 1800, delle quali 301 vergate e 1.994 veline, tutte filigranate, commissionate da Banche Nazionali ed Internazionali ed aziende storiche del Made in Italy.

Altri due comuni che fanno parte dell’Unione Montana dell’Esino Frasassi sono Cerreto D’Esi e Sassoferrato. Il primo ha un centro storico racchiuso all’interno di mura medievali ben conservate, con una porta d’ingresso ed una Torre Civica dal campanile inclinato, detta di Bellisario. Il secondo, che ha avuto origine dalla romana Sentinum, è situato alla  confluenza del Sanguirone e del Marena nel Sentino. La zona è stata riconosciuta quale parco archeologico ed i reperti rinvenuti si trovano in diversi musei. Ad un paio di chilometri dal centro cittadino si  il parco archeologico dell’antica Sentinum, con mura di cinta di età augustea, strade selciate, mosaici preziosi e ben conservati, i resti delle terme datate III secolo d.C. e colonne in granito. Numerose e pittoresche sono le frazioni, nate inizialmente come suddivisione delle diocesi. Tra di esse Cabernardi, dove fino agli anni ’50 era attiva una importante miniera di zolfo gestita dalla Montecatini.

I monti attorno a Fabriano sono stati anche teatro di tante leggende a volte piacevoli altre volte tragiche. Una di queste ha preso le mosse dalla sfortunata storia d’amore tra Piero e Sara due giovani che abitavano a Castel Petroso. Dopo la tragica vicenda dei due innamorati che vissero e morirono fra le sue mura dando vita ad una leggenda popolare ancora oggi molto viva, cambiò nome e divenne Pierosara. Il borgo, carino e ben tenuto, è molto caratteristico e propone un interessante panorama sull’intera vallata circostante.

Grotte di Frasassi potenza e magia della natura

 Nel Comune di Genga, in provincia di Ancona, all’interno del Parco naturale regionale della Gola della Rossa e di Frasassi, si trovano le Grotte di Frasassi, una meraviglia della natura, un fantastico complesso ipogeo ricco di   stalattiti, stalagmiti e laghetti cristallizzati che appaiono quasi all’improvviso. La prima cavità venne scoperta dal gruppo speleologico del CAI di Ancona nel 1971. L’anno successivo venne costituito, dal comune di Genga e dalla Provincia di Ancona, il Consorzio Frasassi con l’obiettivo di salvaguardarle e valorizzare tale straordinario patrimonio naturale e nel 1974 arrivarono i primi turisti. La loro lunghezza complessiva è di circa 35 chilometri, con una parte aperta al pubblico e fruibile in due percorsi, uno turistico di un chilometro e mezzo circa e l’altro speleologico più difficile ma sempre alla portata anche dei meno allenati. Nelle cavità carsiche si possono ammirare delle sculture naturali formatesi ad opera di stratificazioni calcaree nel corso di 190 milioni di anni grazie all’opera dell’acqua e della roccia. La forma e le dimensioni di tali opere hanno stuzzicato la fantasia degli speleologi che, dopo averle scoperte, le hanno battezzate in maniera curiosa. Tra queste spiccano i “Giganti”, il “Cammello” e il “Dromedario”, l’”Orsa”, la “Madonnina”,  le “Cascate del Niagara”, l’ ”Obelisco” (stalagmite alta 15 metri al centro della Sala 200), le “Canne d’Organo” ed  il “Castello delle Streghe”. 

Come si è detto, il percorso turistico ha una durata di un’ora ed un quarto e prevede la visita a cinque “sale”. Si parte dalla Grotta del Vento e dall’Abisso Ancona una enorme cavità fra le più grandi in Europa, alta 200 metri, larga 120 metri e lunga 180 metri che potrebbe contenere senza problemi il Duomo di Milano. Si prosegue con la Sala dei Duecento che prende il nome dalla sua lunghezza, appunto di 200 metri. L’ambiente successivo è il Grand Canyon dove spiccano le suggestive Canne d’Organo, un gruppo di stalattiti parallele che sembrano formare un organo e che, se toccate delicatamente danno suoni diversi. Il tour termina con le Sale dell’Orsa  e dell’ Infinito. I più “avventurosi”, muniti di tuta, casco e stivali, forniti dall’Ente, possono cimentarsi nei percorsi “speleo-avventura”, sotto lo sguardo attento di due esperte guide speleologiche. Questi tragitti sono identificati da due colori, rosso ed azzurro.  Il primo è più impegnativo del secondo per la presenza di alcuni cunicoli stretti ma brevi (massimo 15-20 metri) accessibili tutti, basta avere una condizione fisica normale.

A pochi chilometri dalle Grotte, sempre in comune di Genga, si trova il piccolo centro medievale di San Vittore Terme che sorge attorno all’abbazia romanica dell’XI secolo, di San Vittore delle Chiuse uno dei più significativi insediamenti monastici marchigiani ed importante testimonianza  di architettura romanica della regione. Nelle sale dell’ex monastero è allestito il Museo archeologico e speleo paleontologico di Genga dove è conservato un raro esemplare di ittiosauro, un rettile marino lungo circa 3 metri, dall’aspetto simile a un delfino, vissuto nel Giurassico superiore, circa 150 milioni di anni fa.

Il borgo di San Vittore Terme ha anche altre due chicche, le terme ed il Parco Frasassi Avventura, un’area che si sviluppa lungo le sponde del fiume Sentino e propone cinque percorsi avventura, contrassegnati da altrettanti colori (giallo ed arancione, verde, blu e rosso in base al livello di difficoltà), pensati per grandi e bambini che in tal modo possono trascorrere una giornata all’aria aperta immersi nella natura e divertirsi in totale sicurezza. Nel Parco Avventura adesso si può anche pernottare a stretto contatto con il bosco ed il cielo, sospesi tra gli alberi, grazie al progetto “Tree Tents Trekking Experience”, lanciato dal tour operator Forestalp Natura in Movimento che da 35 anni si occupa di turismo naturalistico. In buona sostanza grazie ad una tenda “sospesa” tra gli alberi ed ancorata agli stessi a mezzo di robusti cavi è possibile abbinare il comfort di un’amaca con la sicurezza di queste tree tents che rappresentano il “next level camping” in quanto permettono di spostare le usuali esperienze di campeggio ad un livello… più alto.

Enogastronomia di qualità

Questa è una terra ricchissima di prodotti tipici e di qualità. Tra i primi piatti da provare si consiglia la polenta fatta con farina di Mais Ottofile (così chiamata perché la pannocchia ha otto file di chicchi) che ha un sapore e consistenza unici che fanno apprezzare l’elevata qualità della polenta che se ne ricava. Non può mancare una degustazione del tipico salame di Fabriano, prodotto con le carni migliori del maiale, quali i tagli di spalla e di coscia. Ottimo anche il “Ciauscolo”, un “salame da spalmare”. Nasce dalle carni di seconda scelta del maiale, cui si aggiunge il grasso che gli conferisce la classica morbidezza. Altro primo piatto tipico i Vincisgrassi, una pasta al forno composta da vari strati, condita con parmigiano grattugiato ed un ragù fatto con vari tipi di carne. La preparazione molto laboriosa ne fa un piatto da feste (si è soliti dire che nelle Marche non è domenica se non si mangiano i vincisgrassi) di cui ogni famiglia custodisce una propria ricetta. Imperdibile è anche un assaggio del “Lonzino di Fico”, Presidio Slow Food, che si ottiene con una ricetta antichissima che combina tra l’altro fichi essiccati, mandorle, anice stellato e pezzi di cedro avvolti in foglie di fico. Ottime e gustose sono le carni di bovino marchigiano.

Fra i formaggi, molto vasta è la gamma dei pecorini. La produzione del pecorino tradizionale è ottenuta da latte di ovini allevati allo stato brado durante quasi tutto l’anno. Il suo gusto ci parla dei lussureggianti pascoli delle colline attorno a Fabriano dove abbondano erbe di tutti i tipi che conferiscono al formaggio sapori diversi a seconda delle stagioni. Di tradizione antichissima è anche il formaggio di Fossa, che viene riprodotto seguendo un’antica usanza in base alla quale il formaggio viene posto in sacchi di tela e collocato in fosse di tufo che vengono poi chiuse con coperchi di legno e gesso. All’apertura delle fosse, dopo tre mesi, le caciotte si presentano profondamente trasformate con un colore quasi dorato e un aroma intenso, con sentori di zolfo e tartufo che le rendono inconfondibili. A completare il ricco panorama di formaggi marchigiani sono: il casecc, il caprino, lo slattato, il raveggiolo e il cacio in forma di limone risalente all’epoca medievale.

Come dolce non c’è nulla di meglio che il “Calcione” che si apprezzare per il particolare gusto agrodolce derivante dal giusto mix tra pecorino e zucchero. Il modo migliore per accompagnare al meglio tali assaggi è abbinarli con un buon bicchiere di Verdicchio DOC dei Castelli di Jesi, un vino strutturato, corposo ed elegante con piacevoli riflessi verdolini. Dalle versatili uve di Verdicchio si possono ottenere anche spumanti, riserve da invecchiamento, passiti ed anche una ottima grappa. Di ottima qualità anche l’olio extravergine di oliva prodotto nel comprensorio.

Per assaggiare alcuni di tali prodotti tipici si può fare una sosta golosa al Ristorante Marchese del Grillo di Fabriano  in Località Rocchetta Bassa 73. La struttura acquistata dalla famiglia D’Alesio nel 1987 è anche un  relais a quattro stelle. Il complesso è gestito da Mario e Serena D’Alesio, fratello e sorella, che si sono divisi i compiti. Serena è la regina della cucina e prepara piatti tipici e genuini.

Mario invece si occupa della sala con grande competenza ed in quanto sommelier è in grado di consigliare all’ospite i giusti abbinamenti cibo – vino.

Questo è un tour che ognuno si può costruire e disegnare su misura, come un abito di alta sartoria, per vivere e gustare con calma un territorio di incomparabile bellezza.

Dove dormire: Si consiglia l’Hotel Le Muse a Fabriano. Un buon “trestelle” nel centro storico della città marchigiana con ambienti eleganti e raffinati ed un buon rapporto qualità/prezzo. Sito internet: www.hotellemusefabriano.it

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