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Demiral appoggia i raid in Siria, insulti e proteste sui social

Merih Demiral finisce nella bufera per un tweet nel quale manifesta il suo appoggio all’azione militare della Turchia al confine con la Siria contro la minoranza curda.

“Pace in patria, pace nel mondo”, è lo slogan coniato negli anni ’30 dall’allora presidente turco Ataturk e rilanciato dal difensore della Juventus sui social, insieme a una foto di un soldato che parla con una bambina e sullo sfondo un carro armato con la bandiera turca. “La Turchia -si legge nel testo abbinato alla foto- ha un confine lungo 911 km con la Siria ed è lì che si forma un corridoio terrorista.

Il Pkk è responsabile della morte di circa 40 mila persone, comprese donne, bambini e neonati. La missione della Turchia è finalizzata a prevenire la creazione di un corridoio terrorista sul nostro confine meridionale e ricollocare 2 milioni di siriani in una zona sicura”.

La presa di posizione di Demiral ha scatenato le veementi reazioni del popolo del web, che ha ricoperto di insulti di ogni tipo il giocatore esortandolo a cancellare il post. “Il punto è che non può assolutamente permettersi di sbilanciarsi così su una questione tanto delicata”, gli rimprovera un suo follower. “Se il presidente Usa si reinventa la storia della II guerra Mondiale per giustificare il massacro, che vuoi che ne sappia un calciatore ventenne turco -scrive una ragazza-. Non lo sto giustificando, penso anche io che dovrebbe cancellare ma penso che sia vittima della propaganda turca”. E ancora: “Se questa la chiami pace secondo me hai seri problemi mentali. Fatti curare”; “Cancella questa roba, giochi a calcio, non devi diffondere la propaganda governativa”; “Sei un pover uomo…”; “Figlio di p…”.

C’è poi chi chiama in causa la Juventus (“Bombardare ed ammazzare civili non è ‘pace’. La Juventus prenda provvedimenti“) e chi invece ‘tagga’ l’ex bianconero Claudio Marchisio che ieri su Instagram ha pubblicato un post di segno completamente opposto: “Una vergogna per tutta la comunità internazionale. Sentiamoci pure responsabili per ogni vittima”, ha scritto Marchisio riferendosi al conflitto in atto.

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