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Padre Isidoro: “Non dimenticherò mai il sorriso di chi, nella sofferenza, infonde speranza”

AOSTA – Dirige la Pastorale per la Salute Diocesana, di Aosta, e presiede, a livello nazionale, l’Associazione Italiana di Pastorale Sanitaria.

Padre Isidoro Giovinazzo, parroco di Charvensod e Pollein, è anche il Cappellano dell’ospedale Beauregard, dopo un quinquennio trascorso al ‘Parini’ con lo stesso incarico.

In questo periodo di grande e grave emergenza ammiro le persone che affidano la loro vita a Dio. Mi è rimasta impressa, in particolare, la risposta data da un medico alla richiesta di aiuto di altri colleghi stravolti dalle difficoltà determinate dall’epidemia. Ha detto: “Io sono un cristiano e non ho paura né del contagio, né di morire”. L’ho ringraziato per la sua disponibilità, la sua generosità in momenti così difficili, quasi ingestibili”, afferma il sacerdote.

Riflette su queste parole “tra le più significative che ho sentito nell’ambiente medico impegnato, in maniera totalizzante, nel salvare la vita dei cittadini contagiati”.

I cinque anni trascorsi nelle corsie dell’ospedale regionale, in viale Ginevra, gli hanno garantito solide amicizie con medici, personale infermieristico, collaboratori, operatori sanitari. Un’amicizia che, oggi più che mai, si trasforma in un tramite ottimale di consolazione, incoraggiamento, ottimismo per il ritorno alla serenità, alla quotidianità stravolta dal coronavirus.

Ieri (martedì 24 marzo ndr) – riprende Don Isidoro – mi ha telefonato un anziano la cui moglie ha contratto il virus ed è ricoverata. Era preoccupato, ansioso, ma si è tranquillizzato quando gli ho detto del miglioramento della sua compagna di vita. Il mio compito va oltre la pura espressione religiosa. Officiare la Santa Messa ha il suo valore. Altrettanto, in questo periodo, considero prioritario il dialogo con chi si sta confrontando con la malattia e non ha certezze di guarigione”.

La cura dell’Anima allineata alla cura del Corpo. Fede e Scienza condividono lo stesso obiettivo: il benessere spirituale e fisico della persona. “Quando si manifesta uno squilibrio, compaiono malessere, disagio, senso di smarrimento”

Si considera un ‘inviato di Dio’ impegnato nel lenire la sofferenza altrui senza, peraltro, addentrarsi nei meandri della mente di coloro che, nella consapevolezza della gravità del loro stato di salute,“riescono a ragionare al futuro, diventando altruiste, rassicuranti nei confronti dei loro famigliari“.

Ricorda le tre virtù Teologali: Fede, Speranza, Carità (Amore) e conferma: “In questa catastrofe trionferà il Bene. I medici con l’aiuto scientifico e divino trionferanno su questo virus sconosciuto. Giobbe è un esempio emblematico di pazienza. La stessa che dobbiamo avere per superare questa barriera invalicabile soltanto all’apparenza”.

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