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Carcere Brissogne: 30 dei 220 detenuti sono tossicodipendenti in terapia attiva

AOSTA – Tossicodipendenza e tossicofilia: due realtà sociali accomunate da un unico obiettivo: procurarsi sostanze psicoattive per garantirsi quello stato mentale e fisico da cui si dipende. La prima può considerarsi come diretta conseguenza della seconda.

Fra la popolazione carceraria della Casa Circondariale di Brissogne il sessanta per cento è detenuto per reati collegati allo spaccio di stupefacenti. Furti, rapine, truffe realizzati per procurarsi la droga e, quindi, cederla.

“I trenta detenuti dipendenti da sostanze psicoattive si avvalgono di sostegno sociale ed educativo – dichiara Paolo Micali Bellinghieri direttore sanitario del penitenziario regionale, psichiatra, psicoterapeuta del Serd, dell’Usl, di Aosta -. E’ fondamentale distinguere la tossicodipendenza dalla tossicofilia. In questo secondo stato psicologico si riscontra una elevata ricerca di sostanze. Un desiderio incontenibile che rende queste persone molto più resistenti ai progetti terapeutici. Si tratta di soggetti con un notevole indice di ricaduta”.

La maggior parte dei detenuti, a Brissogne, soffre di una allarmante comorbosità. Spiega lo psichiatra: “Manifestano disturbi antisociali della personalità, disturbi border line, di umore e di ansia. Le terapie sono concentrate sulle manifestazioni cliniche e psichiatriche. Per queste ultime – informa Micali Bellinghieri – collaboriamo con il Dipartimento di salute mentale”. Un carcere fra i pochi, in campo nazionale a vantare zero casi di detenuti positivi al Covid-19.

Il dialogo si rivela un tramite essenziale per garantire a questa tipologia di detenuti chance di reinserimento sociale, lavorativo, famigliare. Quel reinserimento a cui lo psichiatra guarda con grande fiducia.

Incontro i ragazzi con cadenza settimanale – dice – . Può accadere che il confronto venga intensificato in base alle esigenze. Il percorso di disintossicazione all’interno delle mura carcerarie è molto delicato. L’impegno dei professionisti socio-sanitari e, in molti casi, anche il successo possono essere vanificati all’uscita dal penitenziario, fase difficile che può sfociare nel pericolo di una overdose nel momento in cui la disintossicazione è soltanto fisica”.

Al Serd del capoluogo regionale fanno riferimento anche pazienti provenienti da regioni fuori Valle. Detenuti compresi.

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