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AOSTA: “I miei bambini strappati al mio cuore con l’inganno. Complici le istituzioni”

AOSTA -“Quando ho letto e visto in tv l’ignominia commessa ai danni dei bambini venduti a Reggio Emilia, ho rivisto la mia tragedia, vissuta, anni fa, ma tutt’ora presente. Non sempre il tempo lenisce questi atroci dolori. Li calma soltanto quando i figli, crescendo, capiscono il dramma che ha stravolto la loro mamma”.

E’ l’Aosta del ‘boom’ economico. Questa madre che, al momento, chiede l’anominato per rispetto dei figli con famiglia e buona occupazione, si è vista prelevare due dei tre bambini per consegnarli ad una famiglia affidataria.

Quel terribile giorno – ricorda – ho vissuto il più grande degli incubi che possa vivere una madre giovane e sola. Avevo qualche problema, ma con gli aiuti che mi sarebbero spettati di diritto, avrei potuto mantenere i miei piccoli. Invece – si infervora – mi hanno tradita, assicurandomi che li avrebbero fatti accogliere da un famiglia per un periodo temporaneo. Fino a quando la mia situazione si fosse normalizzata.

I problemi di questa donna erano causati dalle continue violenze del marito. Un uomo dedito al bere che perdeva il lume della ragione quando l’alcol gli annebbiava la mente.

” L’avevo lasciato anche per paura che sfogasse la sua ira sui bambini – continua il racconto -. Tutti conoscevano il baratro in cui ero piombata, ma nessuno ha voluto porgermi una mano per aiutarmi ad uscire. I bambini sono stati ‘venduti’ a questa famiglia al prezzo di settecento mila lire al mese. Avevo parlato con le assistenti sociali, dicendo loro che con la metà della cifra e i miei lavori in alcune famiglie avrei potuto mantenere i miei bambini. Niente. Sono state sorde e hanno continuato a blandirmi, assicurandomi che li avrei riabbracciati molto presto”.

Nulla di più falso. La nostra concittadina andava, molto sovente, a trovare i piccoli. Uno dei due, finalmente, un giorno, al compimento dei 12 anni, ha implorato la famiglia affidataria di farlo ritornare dalla mamma, a cui era legato da un grandissimo affetto. Il fratello aveva subito, in termini più pesanti, il plagio esercitato dagli pseudo genitori e, per anni, ha rifiutato la mamma. La famiglia, con il suppporto delle istituzioni, continuava nel perfido ‘lavaggio del cervello’ per persuaderlo dell’indifferenza della madre nei suoi confronti.

“E’ stato il fratello ritornato da me a convincerlo delle menzogne, del tradimento perpetrato ai danni di tutti noi. – sottolinea questa madre -. Ci siamo riappacificati, seppure nel suo cuore sia rimasta un’ombra. Il tempo è galantuomo e anche lui si convincerà della barbarie che hanno commesso sulla nostra pelle”.

Ricorda un altro episodio ingiustficabile: “Tutti sapevano dlla mia precarietà economica e della mia forte volontà di uscirne. Avevo presentato la domanda per fare la bidella. Non è stata accettata. I motivi? Non li ho mai saputi. Disperata più che mai, ho cercato altri lavori senza più chiedere niente a nessuno. Purtroppo, neppure ai miei genitori che mi avevano voltato le spalle.”

Ricorda sofferenze e umiliazioni con grande dignità. Non serba rancore verso chi le ha rovinato la vita. Ma non può dimenticare un passato nero, infuocato, scandito da una quotidianità al limite della pazzia. Racconta, però, di aver pensato, più volte, di chiudere con questa vita. L’hanno frenata il sorriso dei bambini e il ritorno di una certa serenità in famiglia.

“Trentasetta anni fa, il destino mi ha fatto incontrare il mio attuale marito con cui ho avuto una figlia – si rasserena -. Sono felice con i miei nipotini. Vorrei che anche l’altro figlio si rassicurasse che mi è stato letteralmente ‘rubato’. Auguro a quelle mamme di Reggio Emilia di poter superare la stessa mia tragedia con gli affetti riconquistati”.

Apre un ultimo ‘capitolo’ rovente per dedicarlo alle istituzioni e alle assistenti sociali. Dice con un mezzo sorriso: “Ma non sono loro che dovrebbero tutelare le categorie più deboli? Per quanto mi riguarda, dovrebbero vergognarsi a vita”, la sua ferma conclusione.

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