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Prime grane del governo giallo-rosa: la De Micheli smentisce i grillini su Gronda e Autostrade

Paola De Micheli, neoministro delle infrastrutture, nella sua prima uscita pubblica, piccona subito il programma grillino e gli orientamenti del suo predecessore.

Le prime falle nell’accordo politico del neonato governicchio giallo-rosso (ovviamente rosso si fa per dire), arrivano sul fronte delle grandi opere, con la De Micheli che appena insediata battezza il vecchio progetto della Gronda, a Genova, la variante autostradale di Genova bocciata dai grillini dopo l’analisi costi-benefici.

Non basta questo, la De Micheli mette anche in discussione la revoca delle concessioni ad Autostrade dopo il diktat dei suoi alleati all’indomani del crollo del ponte Morandi.

La priorità è far dimenticare il disastroso Toninelli, non solo nelle gaffe ma anche nelle decisioni politiche. Paola De Micheli, neoministro delle Infrastrutture, in quota Pd (nella foto la seconda da sinistra) nella sua prima uscita pubblica piccona subito il programma grillino e gli orientamenti del suo predecessore, non a caso silurato senza troppi rimpianti. Le prime falle nell’accordo politico del neonato governicchio giallo-rosso arrivano sul fronte delle grandi opere, con la De Micheli che appena insediata battezza il vecchio progetto della Gronda, a Genova, la variante autostradale di Genova bocciata dai grillini dopo l’analisi costi-benefici.

La De Micheli mette in discussione anche la revoca delle concessioni ad Autostrade dopo il diktat dei suoi alleati all’indomani del crollo del ponte Morandi. Intervistata dal quotidiano genovese Il Secolo XIX, la piddina fa subito capire che di Toninelli non vuole neanche sentir parlare, anzi, le distanze con lui sono incolmabili. «Qui ostacoli politici ai cantieri non ce ne saranno più». Poi, nel merito, sul progetto della Gronda, il ponte alternativo al Morandi,  da sempre osteggiato da una parte del M5s, la ministra chiarisce: «Sono contraria alla cosiddetta mini-Gronda, perché significherebbe perdere almeno altri sei anni attorno a un progetto pronto. Non vedo problemi tecnici insuperabili anche se quel dossier rientra nel tema più generale della revisione delle concessioni».

Ed ecco l’altro punto dolente. «Nel programma c’è scritta una parola precisa e ben diversa: revisione. Dobbiamo rafforzare gli investimenti, la sicurezza e ridurre i costi per gli utenti». Un modo molto diplomatico per dire che Autostrade, alla faccia dei grillini, può dormire sonni tranquilli…

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