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E ora il rimpasto?

Giuseppe Conte è un mito. Con la sua faccetta un po’ così si prepara al rimpastino. Sì, perché ieri ci ha deliziato con l’urgenza della sostituzione di un sottosegretario… Così scrive Francesco Storace sul “Secolo d’Italia”, in un analasi, seppure di parte, dell’attuale situazione politica.

Conte dice che “dopo la pausa della competizione elettorale, nessuno mi ha prospettato la possibilità di un rimpasto“ma al tempo stessodichiara che ” c’era da completare la squadra e avevo posto una condizione: ‘terminiamo la partita della procedura d’infrazione per procedere’, e così è avvenuto”, con la nomina di Lorenzo Fontana e Alessandra Locatelli. 

“Sono soddisfatto della mia squadra, i miei ministri li difendo contro tutti”, ha poi aggiunto Conte affermando di essere “assolutamente concentrato sul lavoro”: “Io sto lavorando, non sto vivacchiando”. In ogni caso, “quando mi verranno poste questioni sull’operato di un ministro, le prenderò in considerazione”. Quindi “se qualcuno dei ministri ha qualche osservazione, viene da me e me la rappresenta. L’ultima volta non mi è stato posto alcun problema”.

Anche se Conte difende la sua squadra, i rumors sull’ipotesi restyling si fanno assordanti. Lo spettro della crisi sembra quindi, almeno per ora, essere stato allontanato come prontamente assicurato dal vicepremier Luigi Di Maio (“Escludo una crisi, sono dinamiche di governo con due forze politiche diverse”). Le parole sibilline del vicepremier e responsabile del Viminale -‘alcuni ministri grillini non sono all’altezza’- però continuano a risuonare nelle stanze 5 Stelle. Nel mirino di Matteo Salvini soprattutto i ministri Danilo Toninelli e Elisabetta Trenta. Ma se la responsabile della Difesa appare pressoché blindata – a ‘salvarla’ i botta e risposta al vetriolo con Salvini e la guida di un dicastero su cui il Colle fa sentire la propria voce -, Toninelli appare in evidente difficoltà, fiaccato anche dal ‘fuoco amico’ che va avanti ormai da mesi.

ra i 5 Stelle di governo cresce la convinzione che il leader della Lega passerà presto ‘all’incasso’ dopo aver perso un uomo di peso come Giancarlo Giorgetti alla Commissione Ue. Ma i grillini non intendono certo stare con le mani in mano, lasciando che sia la Lega a indicare quali caselle occupare. “Se rimpasto deve essere – dice una fonte di primo piano del governo giallo verde all’Adnkronos – deve essere un do ut des: noi cediamo qualcosa, ma loro altro. Anche perché la maggioranza parlamentare l’abbiamo noi, non possono pensare di invertire i rapporti di forza”.

Così, mentre la Lega picchia duro su Trenta e Toninelli, anche il Movimento lascia trapelare come nel Carroccio alcuni ministri non incassino il disco verde. Pollice verso, in particolare, per Gianmarco Centinaio all’Agricoltura e Marco Bussetti all’Istruzione. E c’è chi giura che persino Giulia Bongiorno, un nome tra i più roboanti del governo Conte, abbia deluso le aspettative, non solo nella componente M5S ma persino in quella leghista. Superati i venti di crisi, almeno all’apparenza, prende corpo di ora in ora l’ipotesi rimpasto.

Cedere il Mit alla Lega, però, fa paura, perché è in quel ministero che si giocano molte partite fondamentali per il M5S: la Tav e Autostrade, solo per citarne due. Ma il Movimento è all’angolo: a Strasburgo ha giocato bene le sue carte -come la vicepresidenza del Parlamento Ue a Fabio Massimo Castaldo e i voti ‘salvifici’ a von der Leyen che li ha riscattati dalla temuta irrilevanza- ma a Roma le difficoltà appaiono evidenti: “qualcosa dovremo pur cedere”, il refrain di queste ore. Ore in cui Toninelli sembra ogni minuto più a rischio.

Forse è proprio come dice Storace, politico consumato e pratico di certe operazioni, dalle pagine della sua testata: “Se non c’è più il collante che vi aveva uniti con la recita del contratto di governo, avete il dovere di chiudere la baracca e affidare al popolo sovrano la scelta dei vostri successori.  Senza dare troppe colpe a Mattarella, che finora assiste allo spettacolo.

Il Quirinale, in questa fase, non può che guardare con tristezza a quello che accade. Poi, certo, ci sarà il dopo. Ma se il dopo rischia di essere la deriva tecnica che temiamo, la colpa sarà di chi ha sbagliato tutto. Il cambiamento si è ridotto ad un ridicolo e pericoloso pasticcio”.

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