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Cosa succede ora al governo?

La quiete prima della tempesta. Con lo strappo di Salvini, che ieri ha chiesto di “restituire velocemente la parola agli elettori”, l’orologio della crisi ha iniziato a ticchettare sempre più veloce. Diversi gli scenari che si aprono ora, a partire dalla riconvocazione delle Camere che saranno chiamate a esprimersi sulla crisi del governo gialloverde. Che succede ora? E quale sarà la road map delle prossime settimane?

CHE SUCCEDE ORA – La crisi extraparlamentare invocata da Salvini non c’è stata. Il premier Giuseppe Conte non si è dimesso ma ha detto che sulla crisi aperta dal vicepremier sarà il Parlamento a esprimersi. L’esecutivo di Conte, probabilmente dopo Ferragosto, si presenterà davanti alle Camere per sottoporsi al voto di fiducia.

E IN CASO DI SFIDUCIA? – In caso di sfiducia, il premier salirà al Quirinale per rimettere il mandato. A quel punto inizierebbero le consultazioni da parte del Capo dello Stato. Mattarella, dopo aver ascoltato i presidenti di Camera e Senato, i leader di partito e i capigruppo parlamentari può optare per diverse soluzioni: rinviare il governo alle Camere, nominare un nuovo governo, nominare un nuovo presidente del Consiglio oppure sciogliere le Camere e indire nuove elezioni.

LE DATE UTILI PER IL VOTO – Il tempo minimo in Italia per indire le elezioni politiche è di un mese e mezzo. Il decreto del presidente della Repubblica con il quale si stabilisce la data del voto deve infatti essere pubblicato sulla Gazzetta ufficiale entro il 45esimo giorno antecedente quello delle consultazioni. Bisogna poi considerare il voto all’estero per organizzare il quale servono almeno 60 giorni. Altro timing importante è poi quello della presentazione delle liste che deve avvenire entro 30 giorni dal voto.

A conti fatti, aperta la crisi di governo a metà agosto, le prime date utili per il voto sarebbero quelle del 13 ottobre (ma in tal caso le Camere dovrebbero sciogliersi prima di Ferragosto), del 20 ottobre o, data più probabile, il 27 ottobre, perché è impossibile sperare in tempi tecnici più brevi. Date che restano tuttavia un’ipotesi poiché i tempi del dibattito parlamentare potrebbero allungarsi. In queste ore c’è poi chi dà come papabili le date del 3 o del 10 novembre, anche se appare molto difficile.

E IL TAGLIO DEI PARLAMENTARI? – Se l’attuale legislatura dovesse interrompersi, a meno di sorprese, il disegno di legge costituzionale che prevede il taglio del numero dei parlamentari, (i deputati da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200) cadrà nel vuoto. La proposta era stata calendarizzata per il 9 settembre alla Camera ma in caso di crisi il provvedimento sarebbe accantonato.

COME ANDREBBE IL VOTO OGGI – Dal 4 marzo 2018, i risultati elettorali sono stati stravolti. Il M5S aveva ottenuto il 32% dei voti e la Lega il 17%. Alle europee la situazione è risultata capovolta: Lega a quota 34% e grillini al 17%. Il Pd, invece, è riuscito a guadagnare consensi, passando dal 18% delle Politiche al 22,7% delle europee. Se si votasse oggi, come andrebbero le cose? Difficile prevederlo. Stando a un sondaggio realizzato il 5 agosto da Kalman Smooth e pubblicato ieri da ‘Politico’, la Lega ottiene il 38% dei consensi mentre il M5S si ferma al 17. Il Pd, invece, arriva a quota 22% mentre Forza Italia e Fratelli d’Italia sono rispettivamente dati al 7% e al 6%.


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