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Accordo in crisi, Di Maio fissa i paletti o in alternativa tornare al voto

Luigi Di Maio fissa i paletti: “O siamo d’accordo a realizzare i punti del nostro programma o non si va avanti”. E scatena la reazione dei dem che chiedono chiarezza e parlano di “ultimatum inaccettabili”.

Dopo l’incontro tra la delegazione M5S e il premier incaricato Giuseppe Conte, il leader pentastellato è netto: “Questo non è il momento delle polemiche e degli attacchi, è il momento del coraggio. E ne servirà tanto per cambiare questo Paese. I nostri punti sono chiari: se entreranno nel programma di governo, allora si potrà partire. Altrimenti sarà meglio tornare al voto e, aggiungo, il prima possibile”. A Conte la delegazione M5S ha consegnato un documento programmatico con i 20 obiettivi indicati dal Movimento.

“Oggi il presidente del Consiglio incaricato Giuseppe Conte potrebbe dar vita a un Conte bis. Uso il condizionale perché in qualità di capo politico del M5S sono stato e siamo stati molto chiari: o siamo d’accordo a realizzare i punti del nostro programma o non si va avanti. Non è questo l’approccio del Movimento, non è nei nostri valori guardare a un governo solo per vivacchiare” rincara il capo politico M5S, che avverte: “Abbiamo riassunto i nostri principali obiettivi in un documento consegnato al presidente del Consiglio: alcuni di questi li consideriamo imprescindibili, o entrano nel programma di governo o non si parte“.

A stretto giro la replica di Andrea Orlando (Pd) su Twitter: “Incomprensibile la conferenza stampa di Luigi Di Maio. Ha cambiato idea? Lo dica con chiarezza“.

Dopo il colloquio con il premier incaricato, Di Maio riferisce: “Abbiamo rivolto gli auguri di buon lavoro al presidente Giuseppe Conte, che come M5S abbiamo sempre considerato super partes e che abbiamo fortemente voluto per l’eccellente lavoro svolto negli ultimi 14 mesi”.

Quindi detta le condizioni e gli obiettivi dei pentastellati: “Tra le prime cose per noi fondamentali espresse al presidente c’è la nostra contrarietà a qualsiasi forma di patrimoniale. Non se ne è mai parlato ma è meglio essere chiari”. “Le tasse, soprattutto alle nostre imprese, vanno abbassate”, evidenzia il leader pentastellato, aggiungendo che “questo dovrà essere un governo pro impresa”.

Ancora, “l’aumento dell’Iva va bloccato e in legge di bilancio vanno approvati gli aiuti alle famiglie per il sostegno a nuove nascite”. Quanto ai decreti sicurezza, non ha “alcun senso parlare di modifiche. Vanno assolutamente tenute in considerazione le autorevoli osservazioni del Capo dello Stato a quei decreti, ma senza volerne rivedere la ratio, né tanto meno le linee di principio”.

Riguardo all’immigrazione, “crediamo – dice Di Maio – che sia un problema serio, reale, concreto e che debba essere affrontato con grandi competenze e capacità, nel rispetto delle diverse sensibilità manifestate dall’opinione pubblica e puntando, con determinazione, verso una revisione totale del regolamento di Dublino e un’abrogazione del folle principio europeo di chi prima accoglie, poi gestisce”. “Il Movimento 5 Stelle – prosegue il leader del M5S – è stato determinante nell’elezione della nuova presidenza della Commissione europea. Faremo valere i nostri voti per ottenere questo obiettivo. Subito dopo la nascita della nuova Commissione, chiederemo che si riconosca all’Italia una procedura d’emergenza per la redistribuzione dei migranti negli altri Paesi europei. Questo deve essere l’obiettivo dell’Italia sul tema immigrazione. Siamo stati lasciati soli in questi anni e abbiamo fatto da soli. Ora occorre che sia l’Europa ad occuparsene”.

Poi l’ambiente, che “non è uno slogan o un like ai post di Greta Thunberg“. “Se si vuole parlare di ambiente – scandisce – allora diciamoci chiaramente che: chiudiamo le centrali a carbone entro il 2025, che non si costruiscono nuovi inceneritori, che si iniziano a dismettere quelli esistenti e che si iniziano a bloccare le trivellazioni petrolifere, soprattutto nel nostro splendido mare, dove sono sospese grazie al Movimento 5 Stelle per i prossimi 12 mesi. Per ridurre i rifiuti all’origine, serve una legge contro l’obsolescenza programmata”.

Inoltre, “bisogna continuare a perseguire le legittime ambizioni e richieste di autonomia differenziata avanzate dalla Lombardia, dal Veneto e dall’Emilia Romagna. Avviando allo stesso tempo il processo per riconoscere i livelli essenziali di prestazione a tutte le Regioni e nuovi criteri di riparto della spesa”. Ancora, “dobbiamo rendere giustizia alle 43 vittime, e alle loro famiglie, della tragedia del Ponte Morandi. Avevamo pronto il decreto per iniziare la revoca delle concessioni autostradali. Va fatto. Il prima possibile”.

Poi gli incarichi. “Al presidente Conte abbiamo espresso il nostro sconcerto per questo surreale dibattito sugli incarichi – rimarca – Era prevedibile che su tutti i media nazionali iniziasse a diffondersi il cosiddetto toto-ministri con nomi improbabili e di fantasia. Ma non troviamo sano che questo dibattito contagi anche le forze politiche, soprattutto quelle più rappresentative, le quali dovrebbero invece preoccuparsi di stilare un programma serio e omogeneo per i nostri concittadini. Non smetteremo mai di ripeterci che consideriamo la politica un servizio”. “A chi sta trascinando da giorni il Movimento 5 Stelle in questo surreale dibattito da manuale Cencelli su incarichi e ruoli, dico che i fatti parlano per noi. Come capo politico del Movimento 5 Stelle ho rinunciato due volte alla possibilità di fare il premier, sono 10 anni che tutti gli eletti 5 Stelle si tagliano gli stipendi. E mancano pochi giorni e taglieremo 345 poltrone da parlamentare con l’ultimo voto alla riforma costituzionale”, sottolinea il leader pentastellato.

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