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Uno straccio di governo

A me sembra evidente che il treno sia arrivato alla fine della corsa. Financo il quieto e inutile Zingaretti mi sembra giunto allo stesso punto cui arrivò Zaccagnini, con la DC. Così, non si può andare più avanti.

            La crisi di Taranto inchioda tutto il governo giallo-rosso alle sue responsabilità, anche se non sono solo sue. Ha un bel dire il Presidente Conte che si farà tutto il possibile per salvare l’impianto e l’occupazione. Che cosa pensa di fare, bu buuu? Qualche altra indecifrabile leggina da proporre a un Parlamento bolso e travolto da eventi molto più grandi?

            La verità è che la crisi è imminente e che il Governo non governa. È inutile. È sotto ricatto da parte di tutti: di Conte, che se getta la spugna rischia di tornare a casa nell’anonimato, di 5Stelle, che sanno bene che questa è l’ultima occasione per restare al potere, di Renzi e del suo piccolo gruppo di fedelissimi, del timore delle elezioni, della marea montante dello scontento del Paese, dell’arroganza delle imprese straniere e così via. Con i 5Stelle non si può governare: ridicolo e iattanza, incompetenza e un continuo parlare a vuoto. Vanno respinti nel nulla da cui sono venuti.

            Ancelor-Mittal se ne va, l’hanno detto ieri chiaramente e hanno chiesto la rescissione del contratto. Vorrebbero, in caso estremo, almeno 5.000 licenziamenti sul corpo esausto di Taranto. Questa è una Caporetto per l’industria italiana e per il Governo in carica.

            Della sorte del Governo non gliene frega niente a nessuno, di quella di Taranto e della sua gente, invece, sì, è una questione d’importanza nazionale.

            Un Paese industriale senza un’impresa siderurgica di tutto rispetto non è un Paese industriale. Anche se il mercato dell’acciaio ha delle oscillazioni cicliche ben note agli specialisti, si tratta di un bene indispensabile non solo per l’indotto ma per tutta l’industria metallurgica e meccanica italiana. Tolta di mezzo Taranto, crolla il sistema Paese. Non parliamo, poi, dell’impatto sociale che ne deriverebbe. Per molto meno si fa un’insurrezione e non saranno certo i 5Stelle a fermarla.

            Taranto è l’emblema di una crisi di sistema che investe tutto il Paese in uno scontento generale. I partiti sono impotenti e privi di una qualunque idea di cosa fare, di un progetto qualsiasi a medio termine. Non si può viaggiare con un autista ubriaco d’incompetenza. Il panorama industriale del Paese è tragico. Abbiamo perduto tutte le iniziative industriali degli anni ‘60 e ‘70. La svendita delle partecipazioni statali ha estromesso il Paese dalla chimica, dal vetro, dalla distribuzione, dalla meccanica, dall’industria alimentare, dall’automobile, dai complessi alberghieri, dall’informatica, da tutti i settori più importanti e vitali per un’economia di crescita.

            C’è stata una responsabilità colpevole della classe politica, inchiodata agli slogan del momento, non avendo una qualunque visione del futuro. Prendiamo il caso dell’automobile. La Fiat se n’è andata, con buona pace di tutti. È diventata la FCA, una grande multinazionale che paga le sue tasse in Olanda ed è amministrata altrove. Ora, si profila una grande fusione tra la FCA e la Peugeot. Qualcuno se ne preoccupa? No, Conte dice che è un affare privato e il nostro Governo non ci deve entrare. La pensa diversamente Macron, che invece vuole essere nel board della nuova multinazionale.

            Quale sarà l’impatto di questa fusione sul nostro mercato della produzione? Secondo voi, chi ha ragione, Conte o Macron?

            L’automobile è un settore trainante dello sviluppo. Noi tassiamo le auto aziendali e i diesel, invece, e ci balocchiamo con le emissioni, ma dell’auto elettrica non s’interessa nessuno, eppure tutti i commentatori economici ci dicono che siamo alle soglie di una grande rivoluzione industriale in questo settore. Noi, abbiamo già perduto la partita prima ancora di giocare le carte.

            Che fa il nostro inappuntabile e inutile Di Maio, Ministro degli Esteri, speriamo, pro tempore? Pretende che il commercio estero passi sotto il Ministero degli Affari Esteri, perché così ha più potere, e va in Cina a regalare una maglietta da calciatore al Presidente della Repubblica Popolare! Una maglietta, forse, made in China.

            Se, voglia Iddio, perderà il suo posto, uno lo troverà nell’azienda della Casaleggio e associati che, tra l’altro, sta brigando con l’informatica cinese.

            In fondo, tutti aspettiamo una svolta. Questa è una situazione quasi pre-rivoluzionaria, perché quando una nave affonda, nell’imperizia del comandante, tutti cercano una scialuppa di salvataggio e i primi a scappare sono proprio i topi. Per questo Zingaretti dice: così non si può più continuare.

            L’ineffabile Renzi, fautore e sostenitore di questo straccio di governo giallo-rosso, prima era d’accordo con “lo scudo penale” e poi ha votato contro per far piacere all’emendamento Lezzi di 5Stelle che lo cancellava. Come dice Calenda: rasenta la fantascienza. Il fatto è che l’unica cosa buona di Renzi è la Boschi. Se si va a votare (Mattarella avrebbe detto che questo è l’ultimo governo della legislatura), spariranno tutti e due. Ma non basta, sono parecchi quelli che dovranno sparire.

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