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Tirare la corda e strozzare il pollo

Ci fu un momento, nella storia repubblicana, che la morte di Berlinguer segnò il massimo dell’ascesa della sinistra.

            Poi venne il momento di Berlusconi, che in poche settimane riuscì a mobilitare mezza Italia. infine, l’exploit di Renzi, alle penultime elezioni europee. L’Italia ha conosciuto queste  grandi oscillazioni del consenso e l’elettorato si è fatto sempre più mobile. Ora, è il turno della Lega.

            La questione TAV, ridicola sotto tanti aspetti, rischia di trascinare al collasso il governo giallo-verde, già piuttosto disastrato. Di errori ne sono stati fatti molti, per ingenuità ed ignoranza. Fare di un tunnel sotto le Alpi una bandiera ideologica è una follia. D’altro canto, il Movimento 5Stelle, spontaneista, un’ideologia non poteva averne, se non raffazzonata. I risultati si sono visti. Ora, si tratta di raccogliere i cocci.

            Salvini e la Lega sono sulla cresta dell’onda. Potrebbero cavalcare il successo, ma è una sfida pericolosa. Le opposizioni gridano che il governo in crisi e che Mattarella dovrebbe intervenire. Altri, della maggioranza, più cauti, ipotizzano solo un rimpasto.

Ma, in fondo, cosa è accaduto?

            Il governo, per bocca del suo Presidente del Consiglio, si era già espresso, dicendo che la TAV si farà e ne aveva dato comunicazione anche a Bruxelles. Al Senato sono state approvate le mozioni favorevoli a questa decisione, tranne quella contraria che 5Stelle era stato costretto a presentare per dare una parvenza di giustificazione ai suoi elettori. Lo sapevano tutti che la mozione non sarebbe passata e che sarebbe servita solo a dire: noi abbiamo fatto il possibile ma il Parlamento ha deciso  il contrario.

            Certo, il fatto che un partito al governo voti contro il governo di cui fa parte è piuttosto singolare, ma ormai siamo abituati a questi contrasti. Cosa potrebbe fare Mattarella? In un certo senso, il governo è stato coerente. Ha deciso di fare la TAV, c’è stato un dibattito e il Senato ha detto OK. Dov’è la crisi?

            La crisi esiste nei rapporti fra Lega e 5Stelle e nell’antipatia generalizzata che questa suscita in tutte le forze politiche presenti in Parlamento. La Lega cresce e 5Stelle decresce. Non è colpa della Lega ma delle proposte sbagliate del suo partner di governo. Questo, però, non è un problema del Presidente della Repubblica. La questione, infatti, è se c’è una maggioranza, e la maggioranza c’è. Soprattutto, non c’è un’opposizione e, quindi, un’alternativa.

            La Lega potrebbe approfittare di questa situazione, rialzando il prezzo della sua partecipazione al governo. Per questo si parla di un rimpasto. Mai come in questo momento 5Stelle è utile a Salvini. Gli offre un comodo pretesto per le cose che non riesce a fare, gli consente di eroderne i consensi, ne fa il salvatore “razionale” della patria. Una situazione di comodo.

            Chi glielo fa fare ad aprire una crisi, con tutti i rischi che può comportare l’ipotesi di un governo tecnico (magari con un reincarico a Conte) oppure di un ricorso alle elezioni anticipate? In fondo, Conte permettendo, Salvini già governa da solo, in una botte di ferro.

            Diverso, ovviamente, è il caso di 5Stelle. Di Maio è in caduta libera, non da ora, per la debolezza intrinseca del Movimento. Tra i puri e duri e gli accomodanti, il braccio di ferro è in corso. Certo, la botta della TAV è forte, ma se la sono cercata. Ora, tutto lo stupido armamentario delle regole del Movimento, da Casaleggio a Grillo, a Di Battista, dalla Piattaforma Rosseau al sistema delle consultazioni sulla rete, è in fibrillazione.

            Una crisi di governo sarebbe devastante, specie se si dovesse andare a nuove elezioni dalle quali il Movimento uscirebbe profondamente ridimensionato, se non addirittura spaccato, tra l’ala oltranzista e quella possibilista. Comunque, non avrebbe più la possibilità d’influenzare concretamente la politica italiana.

            Restare al governo facendo finta di niente è possibile, difficile ma possibile. Qualche frangia, forse, si perderebbe, ma la massa dei deputati resterebbe con Di Maio, brontolando, ma ben attaccata alla poltrona.

            La questione è se Salvini intende tirare la corda e strozzare il pollo oppure farlo ancora becchettare qua e la, lasciandogli il campo libero.

            Un alibi può far comodo, perché governare da soli è pericoloso. C’è una finanziaria molto pesante all’orizzonte e un nuovo scontro con la Commissione europea potrebbe essere fatale.

            Quando si naviga con il vento a poppa, a volte, si rischia di esagerare e la barca si capovolge. Il consenso è effimero e non ci si può contare.

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