Press "Enter" to skip to content

Realismo da virus

Il virus tracima dal Nord verso il Centro e il Meridione.

            Le strutture sanitarie del Nord sono prossime al collasso. Troppi contagiati.

            Al Centro Italia il contagio cresce nel nord delle Marche, in Toscana e nel Lazio. La tempesta sta per arrivare. Non a caso si sta riattivando il Forlanini, a Roma, scioccamente dismesso tempo fa, e un ex albergo, il Columbus, che è stato rapidamente trasformato in ospedale.

            Serviranno ad accogliere i pazienti del Nord, se continueranno ad aumentare e poiché è improbabile che il virus eviti il Lazio, a provvedere a questa nuova emergenza nella Regione,

            La situazione comincia a essere pesante in Campania: quattro cittadine isolate, fra cui Ariano Irpino. Ad Avellino si raddoppiano i posti letto nell’ospedale.

            Certo, se si continuano a fare le feste di compleanno in casa con cento persone e se i neocatecumeni (benedetto Dio), si riuniscono in agape fraterna bevendo tutti nella stessa coppa, il castigo di Dio non tarderà ad arrivare. L’attacco del virus non perdona.

            La gente non capisce che l’unico rimedio possibile è quello di stare asserragliati in casa. Sarà un metodo medievale, sarà noioso, sarà deprimente, ma è l’unico che possa ritardare e frenare il decorso del contagio.

            Nel mondo si cerca disperatamente un vaccino. Gli scienziati lavorano, i medici, gli infermieri, gli operatori sanitari tutti sono all’estremo dello sforzo. Ma non solo loro: anche i portantini, gli autisti delle ambulanze, i netturbini, tutti quelli che lavorano per salvare la gente. Anche i medici muoiono nel loro costante sacrificio, ricordiamocelo.

            Il governo lavora. Dopo molte incertezze e taluni errori, il governo sta agendo, nei limiti del possibile, con il conforto degli scienziati. Tecnicamente, poco o nulla dire. Questa tempesta improvvisa li ha sorpresi in flagrante nullificazione. Sul settore economico, invece, il disastro è ancora peggiore del contagio. La borsa registra con quotidiana ferocia la distruzione dei nostri risparmi e della ricchezza nazionale.

            Ma qui c’è qualcosa da dire: non si può approfittare della situazione e fare i furbi, gettando denaro a destra e manca, tanto per placare il popolo recluso.

            Ad esempio, un amico mi dice che tra le misure previste ci sarà anche il rifinanziamento o la nazionalizzazione dell’Alitalia. Spero che non sia così. Sarebbe una cosa oscena. Che c’entra il rifinanziamento di un miliardo per un’impresa decotta e fallita come l’Alitalia? Non sarebbe meglio destinare questi soldi a cose più utili e necessarie? Mancano guanti, mascherine, tute, caschi protettivi, macchinari per la ventilazione. Queste sono cose serie e necessarie. Davvero il vanto di avere una compagnia di bandiera vale questo esborso continuo di denaro? Chi ha interesse a tenere in piedi una baracca che fa acqua da tutte le parti e che non ha voluto nessuno?

            Ancora, dare soldi ai professionisti, che senso ha? Continuano a lavorare. Qual è il disagio economico di un commercialista o di un avvocato o di un assicuratore o di un impiegato di banca? E se un dipendente, pubblico o privato, un impiegato, resta a casa per guardare i figli, che senso ha che lo Stato gli dia un contributo?

            L’unica categoria che è in perdita vera sono i piccoli e medio-piccoli imprenditori.

            Capisco la fretta e la complessità del problema, ma gettare i nostri soldi in un baratro senza discernimento, in questo particolare momento, è criminale.

            A proposito, l’altra categoria in perdita, davvero, è quella dei ladri. Con le forze dell’ordine per le strade, finalmente, e con la gente tappata in casa, non c’è più un delitto. Solo roba raffinata, via computer. Come si vede, sarà pure per l’emergenza, ma se Carabinieri e Polizia sono per le strade (e magari anche l’Esercito) non si muove più nessuno.  Se si vuole, la criminalità si può stroncare.

            Proviamo a vedere le cose anche da un’altra parte: quanto stanno guadagnando in questo momento le aziende dell’e-commerce, Amazon, le compagnie telefoniche, i produttori di computer e di stampanti? Il telelavoro è bello, è nuovo (per l’Italia, non per il mondo) e bisogna allestirlo in fretta e furia. È un boom per le vendite.

            Ridotti in casa in isolamento, le e-mail furoreggiano, le telefonate sono frequenti, la mancanza di una socialità diretta, cui eravamo avvezzi, si trasforma in un bisogno di comunicare, di sentire amici e conoscenti vicini e lontani, magari in oblio da parecchio.

            Questo lucro crescente dovrebbe essere oggetto di maggiore attenzione.

            Il governo, giustamente, chiede grandi sacrifici a sessanta milioni di cittadini. Qualcuno però mi chiede: ma perché non lo fanno anche loro, qualche sacrificio? Magari rinunziando, per il periodo della crisi, almeno a una parte dei loro emolumenti, da destinare alla costruzione (rapida) di nuovi centri di assistenza?

            Già, perché non lo fanno anche loro?

            Di questo virus non si conosce ancora nulla. In Cina e in Corea del Sud sembra che abbia perso la sua forza. In Europa sta mordendo la nostra società civile. Ora se ne stanno accorgendo anche i nostri partners. È lo stesso virus o è mutato o sta mutando? Perché la mortalità, percentualmente, è maggiore in Italia e in Europa, rispetto a quella registrata in Cina?

            Qual è il suo punto di non ritorno, al caldo o al freddo? Non si sa. Tutti sostengono che con il caldo dovrebbe attenuarsi e sparire. Forse sarà così, ma non ne siamo sicuri. Potrebbe essere il contrario. La spagnola, un secolo fa, spazzò via in tre riprese cinquanta milioni di persone e non fece caso alle temperature. Certo, erano altri tempi e la medicina era ancora più vicina a Esculapio che a Pasteur. Da allora le cose sono cambiate e di molto, ma è mutato anche il virus dell’influenza. Non è più lo stesso, è più agguerrito.

            Cosa dobbiamo aspettarci? Molti sostengono che siamo vicini al picco del contagio. Lo spero ardentemente, ma ho il timore che la guerra sia appena cominciata se il contagio continua a spostarsi verso il centro e il sud della penisola. Non basterà S. Gennaro, ci vorranno strutture che sono appena abbozzate, materiali che difettano, altri sacrifici per la gente e per il personale medico. Quanti morti? Nessuno lo vuol dire, ma se le percentuali saranno le stesse che in Lombardia e nel Veneto, c’è di che preoccuparsi. Altro che finanziare l’Alitalia! Alla fine i morti potrebbero essere decine di migliaia.

            Finirà, certo, ma quando? Due mesi nel nord, sino a fine di marzo–primi di aprile, se va bene. Ci vorranno almeno altri due mesi, se non di più, nel Mezzogiorno, e saremo a giugno-luglio, sempre che il virus non abbia un qualche ritorno di fiamma. Prima della fine di agosto sarà difficile uscirne in Italia. Poi avremo i contagi di ritorno, quando la gente bloccata all’estero dalle quarantene cercherà di tornare in Italia, come sta accadendo ora in Cina. Sarà un’emergenza lunga e dura, tra settembre e ottobre.

            E dopo? Solo debiti, lutti e macerie.

            Non voglio spaventare nessuno, ma è necessario essere realisti. Solo così si può capire la necessità di restare chiusi in casa.

Please follow and like us:
error

Comments are closed.

RSS
Facebook
Facebook
YouTube
LinkedIn
Instagram