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L’esilio del buon senso

Che la Procura della Repubblica di Ravenna abbia aperto un fascicolo d’inchiesta sul fatto che il figlio di Salvini è salito su una motocicletta ad acqua della polizia, mentre con il padre era al mare, in un giorno di vacanza, la dice lunga sullo stato delle cose nel nostro Paese.

            La prima considerazione è che la nostra Magistratura è coerente: non guarda in faccia a nessuno. Infatti, notoriamente cieca e stolta, apre le inchieste sulle decisioni del governo, mette in libertà dopo un giorno stupratori o rapinatori, amministra la giustizia in modo disinvolto e senza fretta. Certe volte, non bastano trent’anni per chiudere un processo. E’ così attenta a far giustizia e a garantire il presunto colpevole che si dimentica spesso della parte lesa.

            La seconda considerazione è che quel Procuratore della Repubblica, evidentemente, non ha nient’altro di più intelligente da fare. O a Ravenna non ci sono fascicoli processuali ammucchiati da anni, e il Procuratore si annoia, oppure è talmente rigoroso che non poteva sfuggirgli la enorme gravità del crimine commesso (un ragazzetto che ottiene dal padre, Ministro degli Interni, di fare un giro su una moto ad acqua, guidata da un poliziotto).

            La terza considerazione è che Salvini ha fatto un errore da padre, cedendo alle richieste del figlio. Alla fine dell’eventuale processo con condanna (salvo appello), dovrà forse restituire all’erario il costo di un litro di benzina. Ma ciò basta per scatenare clamore politico, tanto per far baccano e dimostrare che, perbacco, non esistono in Italia solo Procuratori occhiuti, ma c’è anche un’opposizione vigile e pronta a mettere alla gogna un Ministro della Repubblica per questo gravissimo episodio di dissipazione finanziaria in un Paese gravato da un debito pubblico fra i più alti al mondo.

            L’argomento, come si vede, è cruciale, ma il buon senso, disgustato, è andato via.       In realtà, quando si ha solo livore e mancano gli argomenti, il rituale si ripete: no, qualunque cosa dall’altra parte si dica, è sempre no. Altrimenti, a che serve l’opposizione?

            La parte più consistente dell’opposizione, rappresentata dal PD, sembra specializzata soprattutto nel pietismo. Una compunta brigata di rappresentanti del popolo di sinistra, qualche settimana fa, è salita a bordo della Sea Watch (una ONG evidentemente privilegiata), per condividere con l’equipaggio e gli emigranti la violazione delle nostre regole. Poi, forse ravvedutisi, non l’hanno fatto più nelle altre occasioni di blocco navale che si sono succedute, grazie alla permanente ferocia di Salvini.

            Adesso il deputato Scalfarotto, sempre del PD, si è premurato di andare a Regina Coeli per accertarsi del trattamento riservato ai due assassini (presunti, per carità!) del Vicebrigadiere ammazzato a Roma con undici coltellate. Immagino la valanga di simpatie e di voti che avrà il PD dopo questa ennesima manifestazione emotiva.

            Anche qui il buon senso è uscito di casa.

            Tranne 5Stelle e qualche gruppo di esagitati in Val di Susa, tutti sono a favore della TAV. Nessuna persona normale riesce a capire come un treno ad alta velocità possa inquinare l’ambiente e si possa essere contrari a un collegamento veloce fra Torino e Lione, finanziato in gran parte, tra l’altro,dall’Unione europea.

            Le ragioni dell’opposizione di 5Stelle alla TAV si fondano su una vecchia presa di posizione contro le grandi opere, considerate al bar e dal barbiere fonte sicura di truffe e di corruzione. Con il tempo, questa posizione, proprio perché insostenibile, è diventata dottrinaria, come l’infallibilità del Papa.

            L’argomentazione più recente e soavemente diffusa tra i credenti, è che fare la TAV significa fare un regalo alla Francia, anzi a Macron. Ora, ripetere uno slogan non significa ragionarci sopra. Vediamo: se abito a 200 m da Piero e decidiamo di fare un viottolo fra noi, significa che Piero vuole venire da me ed io andare da lui. Se sono d’accordo per fare il viottolo, perché farei un regalo a Piero? La cosa mi sfugge. E’ un beneficio (o un maleficio) per tutti e due. Oppure, temo un’invasione a senso unico? Ma allora, perché sostenere una tesi palesemente assurda? Solo per convincere l’elettorato del Movimento che non si demorde dai principi?

            E’ un argomento pericoloso per due ragioni: perché è inconsistente e perché presuppone elettori cretini. Comunque la si giri, è una sciocchezza dove il buon senso, disgustato, è andato via.

            Questa uscita di scena del buon senso è preoccupante.

            In questi giorni la Svimez ci comunica che negli ultimi anni due milioni di meridionali sono emigrati nel Nord.

            Il disastro delle regioni meridionali non è una novità, ma i rimedi sono patetici finché non si affronta con decisione la realtà locale, che è fatta da amministratori inetti e dal connubio tra politica e strutture malavitose. Non è un mistero per nessuno che nel dopoguerra lo sviluppo del Settentrione è stato fatto anche sulla pelle dell’emigrazione meridionale. La storia si ripete, in questo caso, ma fra i due episodi ci sono migliaia di miliardi spesi e buttati al vento nel Sud.

            Lo sviluppo del Sud è stato trainato solo da interessi oscuri e da iniziative improvvide, quasi tutte marchiate da collusioni con la malavita locale. Questo è il vero nodo della politica italiana. Di volta in volta l’elettorato meridionale ha sperato nella Dc, nel Pci, in Forza Italia, nel PD. Con 5Stelle ha nuovamente creduto in un possibile cambiamento promesso. Ma non è accaduto nulla. E’ rimasto sempre deluso, se non tradito. E allora se ne va, o altrove, a cercare lavoro, o si chiude nell’astensione. Le alchimie politiche nazionali non interessano nessuno, tranne gli addetti ai lavori che sono pochi e ci campano sopra.

            La verità è che i governi passano, i partiti si spengono (v. PD e Forza Italia) ma i problemi del Paese restano. Altro che cambiamento!

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