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Le ragioni del NO

Il populismo spinge a ingannare il popolo. Non a caso la demagogia si accoppia con il nazionalismo. Il popolo è sovrano, in tutte le Costituzioni di tutti gli Stati del mondo, ma è beffato in vari modi. Non è sovrano, ma zimbello del potere

            Quando ci si rivolge al popolo è perché si ha bisogno di una specie di benedizione divina. Impartita la benedizione, il popolo non conta più nulla. Non accade soltanto nei regimi dittatoriali, dove le elezioni sono truccate e chi non vota per il potere o ne viene impedito o viene arrestato o, comunque, messo in condizione di non nuocere. Accade dovunque, anche nei regimi più liberali, negli Stati d’inveterata tradizione democratica.

            Il ricorso al referendum è l’ultima spiaggia della democrazia. Quando il potere politico è incapace di decidere o vuole legittimare il suo comportamento, si rivolge al popolo che lo ha eletto, invece, per decidere.

            Il potere politico dispone dei migliori esperti e dei più accorti servizi d’informazione su ogni questione importante per la vita della nazione. Il popolo no. Il popolo, che ha delegato con il suo voto il potere al Parlamento in base alle proprie convinzioni politiche, è così chiamato a decidere su questioni che non conosce affatto, diviso tra i sostenitori interessati di una tesi o di un’altra, attratto da facili slogan populisti che fanno presa sulle masse.

            Il referendum che ci si accinge a votare a settembre è uno di questi casi, sfruttando l’indifferenza o l’ingenuità della gente.

            E’ noto quanta poca simpatia riscuota la nostra classe politica. E’ noto quanto poco la gente digerisca gli emolumenti dei parlamentari e l’insieme dei privilegi, ingiustificati, di cui usufruiscono. Del pari, la formazione di governi privi di una base stabile, diretti da personaggi spesso d’accatto, neppure passati al vaglio elettorale, incapaci di decidere, e, altre volte, accusati di decidere troppo, non è generalmente gradita.

            La veridicità delle affermazioni politiche è smentita ogni giorni da fatti contraddittori e da comportamenti frutto d’improvvisi cambiamenti d’opinione. Nessuno ha fiducia nella parola di un politico. L’opinione comune è che sia inaffidabile, motivo per il quale la disistima del sistema e dei suoi rappresentanti è piuttosto elevata.

            Negli ultimi tempi, poi, la funzione del Parlamento è diventata sempre meno importante. A colpi di Decreti del Presidente del Consiglio e di Decreti legge sui quali si pone la fiducia, in tal modo evitando ogni dibattito, il Parlamento è svilito. Se non vota la fiducia, il governo dovrebbe dimettersi e, forse, si dovrebbero indire nuove elezioni. I Parlamentari rischierebbero di perdere il posto. Il Parlamento, dunque, è soggetto a un ricatto permanente da parte dell’esecutivo. Così stanno le cose, ma questo non lo si dice alla gente.

            Proporre la riduzione del numero dei Parlamentari è gettare una ciambella di salvataggio del sistema, perché un Parlamento più ristretto è più facilmente controllabile dal Governo. La cosa viene presentata come un modello di serietà istituzionale e di risparmio economico. Sulla serietà, considerato il modestissimo livello culturale dei nostri rappresentanti politici, c’è molto da dubitare. Anzi, il rischio è che peggiori. Quanto al risparmio, in un Paese dissestato come il nostro, con migliaia di miliardi di debito pubblico, la minore spesa di un paio di miliardi è una goccia nel mare. Più opportuno sarebbe stato, e molto più conveniente, tagliare immunità e privilegi e ridurre i compensi a tutti i Parlamentari, ma ci si è guardati bene dal farlo.

            Per contro, e anche questo non si dice alla gente, un Parlamento decapitato diventa espressione del potere ancor più di quello attuale. La rappresentanza politica è legata, in genere, al territorio. Quanto più è ristretta, tanto minore è l’aderenza alla realtà, perché le circoscrizioni elettorali dovranno essere ampliate. Altro che rappresentanza parlamentare diffusa, come prevede la Costituzione!

            I Segretari dei partiti indicheranno i loro candidati tra le persone più fidate del loro stesso gruppo sanguigno (non i migliori o i più competenti o i più onesti), così da non temere colpi di mano. In conclusione, con questo referendum il rischio è di piazzare un’oligarchia al posto di una rappresentanza democratica normale.

            La gente vorrebbe votare, ma per cambiare registro e governo, non per dare una copertura a questo sistema che, allontanerebbe ancora di più nel tempo le elezioni politiche.

            Scrive un mio illustre amico: “La Costituzione è un puzzle delicato dove togliere o aggiungere anche una sola tessera rischia di non fare più incastrare le altre. Solo una manica di imbecilli o di politici in mala fede poteva immaginare di lucrare il consenso che il taglio del numero dei parlamentare dovrebbe generare nell’elettorato. L’ignavia e l’interesse contingente del PD ha purtroppo reso concreta l’incosciente superficialità dei 5S. Si riducono i numeri (cosa in sé non illogica) senza avere stabilito insieme le modalità della formazione dei collegi elettorali e della rappresentanza. E oggi che in tanti se ne sono accorti, forse solo una proporzionale pura (con tanti saluti alla governabilità) potrebbe porvi un qualche rimedio. La vittoria del SI ha notevoli probabilità di aprire la strada a un nuovo periodo di incertezze politiche e costituzionali delle quali non si sentiva proprio il bisogno.”

            Aggiungo: bisogna diffidare da ciò che ci viene proposto perché è nell’interesse della casta e non nel nostro. La gente vuole un cambiamento, non una truffa perché tutto resti uguale a prima e, magari, peggiorato. La Iattanza del potere è tutta qui: un referendum consultivo per dare legittimità popolare a una modifica costituzionale compiuta nell’interesse del sistema. Tanto il popolo bue non capisce.

            Gli Italiani non hanno digerito a suo tempo le proposte di Renzi. E’ auspicabile che respingano anche questa.

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