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L’altalena del consenso

Qualche settimana fa, verso la metà di dicembre, scrissi un articolo un po’ controcorrente, che fu molto criticato, sul possibile declino della Lega. Chiuse le urne in Emilia-Romagna e in Calabria, con la vittoria del centro-sinistra nella prima e del centro-destra nella seconda, non avevo proprio torto. I commenti s’intrecciano alle previsioni sui futuri assetti della politica italiana. Le elezioni regionali, checché se ne sia detto, continuano a influire (e come!) sulla politica nazionale.

            Tiriamo le somme:

1 – Il Movimento 5Stelle continua nella sua agonia di voti. Pesce fuor d’acqua boccheggia. I consensi se ne sono andati. Di Maio è fuori, per sua volontà e per suo interesse. La presa del Movimento si è allentata probabilmente in modo definitivo.  Si arroccheranno i superstiti sulle loro rigide posizioni di principio. Mi ricordano il ridotto della Valtellina, dove 50.000 fascisti della RSI avrebbero dovuto combattere l’ultima battaglia in attesa dell’arrivo degli Americani. Alla fine, se ne trovarono solo 3.000 e tutto finì in un bagno di sangue.

2 – Il PD ha retto e, anzi, il prestigio e l’impresa di Bonaccini hanno aumentato i suoi consensi. Ciò rafforza Zingaretti nel dialogo-scontro con 5Stelle, ma non rafforza il partito. L’Emilia-Romagna è lo zoccolo duro del centro-sinistra. Una partita difficile, vinta, ma con un’opposizione al 43%. Considerata la situazione, è stato un successo per tutti e due i contendenti e la partita è ancora aperta.

3 – La Lega flette leggermente ma resta pur sempre l’asse portante del centro-destra. Una serie ininterrotta di successi elettorali l’ha portata sulla cresta dell’onda. Ora, potrebbe cominciare il riflusso. Il troppo stroppia, dice un proverbio marchigiano. Salvini è certamente un grande comunicatore, ma non basta, perché l’enfasi gli fa commettere sciocchezze, non solo al citofono con un presunto spacciatore.

4 – Forza Italia si risolleva in Calabria, ma resta quasi insignificante altrove. Berlusconi aspira ad essere l’ago della bilancia del centro-destra. Ha i numeri in Parlamento, ma non nel Paese, al contrario di Salvini. Però, nella contingenza attuale, può essere pericoloso e dare al PD quella stampella che potrebbe sostituire 5Stelle e arrivare alla fine della corsa per la nomina del nuovo Presidente della Repubblica. Il patto del Nazzareno è sempre nella sua testa.

            Però, come qualche autorevole commentatore ha già detto, sarebbe osceno se questo Parlamento, smentito di fatto dall’elettorato, dovesse votare per la Presidenza della Repubblica.

5 – Fra tutti, è Renzi il meno interessato a nuove elezioni.  Alle regionali è scomparso ma, d’altronde, Italia Viva è troppo fresca di costituzione per concorrere. Contarsi è sempre pericoloso. L’aver puntato su 5Stelle all’atto della formazione del governo giallo-rosso è stata una mossa intelligente, ma ormai priva di effetti pratici. Nel generale rimescolamento di carte governativo non è chiaro quali potranno essere le sue mosse.

6 – Poi, ci sono le Sardine. Indubbiamente, l’elevato afflusso dei votanti è stato anche la conseguenza dell’ingresso sulla scena politica di questo movimento, in opposizione a Salvini. Di questa protesta confusa se ne è appropriato e giovato il PD, ma resta da vedere se le Sardine saranno il braccio operativo di questo partito o tutt’altra cosa. Al momento, le dichiarazioni lette in TV sono tanto vaghe quanto il destino del Purgatorio.

7 – Infine: il governo. Sostenere che queste elezioni non hanno un impatto sulla compagine governativa significa ignorare la realtà. Il governo si trascina da mesi diviso su questioni fondamentali. Il risultato elettorale non può che aggravarne la situazione. Il PD ha rivelato una consistenza insperata a fronte del disfacimento del suo partner, 5Stelle. Le questioni che li dividono in tal modo si sono acuite. Se 5Stelle si arrocca sulle sue posizioni (la prescrizione, i decreti sicurezza, la revoca delle concessioni autostradali e così via) la rottura è inevitabile e la scomparsa di Conte sicura, anche se sono sempre possibili ulteriori miracoli di equilibrismo.

            Cosa certa, invece, è che la campagna elettorale continua: Toscana, Puglie, Liguria, Marche. Ne vedremo delle belle.

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