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Il declino della Lega

Anche se mai come in questo periodo sono state così alte le quotazioni della Lega, tuttavia avverto un certo scricchiolio. Le prossime elezioni emiliane sono considerate un po’ il banco di prova della tenuta del governo. Forse non sarà così, il governo terrà ancora, ma certamente se Salvini vincesse a Bologna e la Borgonzoni diventasse il Presidente della Regione la cosa non sarebbe indolore.

            Nell’immediato futuro ci sono le elezioni in Calabria e, poi, in Toscana.  Una vittoria della Lega o di una destra coalizzata in Emilia Romagna trascinerebbe con sé altri risultati favorevoli.

            La partita emiliana, in realtà, non è facile.  Se la Lega sorpassasse il PD sarebbe un grande successo per Salvini, ma non che la Lega governerà la Regione. All’inevitabile ballottaggio tutti si coalizzerebbero contro la lista vincente. Bonaccini ha governato bene, lo riconoscono un po’ tutti, e nella sua campagna elettorale parla di cose concrete, non di grandi questioni di politica finanziaria o internazionale cui pochi sono interessati. Il rischio per Salvini, dunque, è di vincere ai voti ma di perdere al ballottaggio. Una vittoria di Pirro.

            Questo potrebbe pregiudicare le altre prossime elezioni regionali.

            Ma non è per ciò che parlo di declino della Lega. Il primo vulnus alla credibilità per l’opinione pubblica, è quello di dichiarazioni imprudenti che poi vengono ritorte e contraddette dall’opposizione ad infinitum. Un politico non deve parlare troppo e deve misurare le sue espressioni. Al vocio e al chiacchiericcio sui social non si dovrebbe dare né importanza né pretesti. La politica dei twitter è deleteria: immagini e frasi confuse, un parlottio senza costrutto. Tanto per avere un’idea, basta sentire le dichiarazioni di Conte. Acqua fritta di pseudo buon senso.

            Il secondo errore è quello di farsi vedere al mare in costume in mezzo alle ballerine. A Berlusconi è andata malissimo, e questo dovrebbe insegnare prudenza. Peggio ancora, indossare divise che non competono. La politica non è Carnevale e la maschera non serve a suscitare consensi. Se si è buffoni, lo si è anche senza maschera e ce ne sono anche troppi in giro.

            Terzo errore: l’uscita dal governo di agosto. Un disastro inutile e incomprensibile. Se ne è già parlato molto e le conseguenze sono state un governo giallo-rosso difficile da scollare dalle poltrone.

            Quarto errore, questo gravissimo: la questione di Liliana Segre. La mozione presentata dalle sinistre è stata una provocazione per mettere in difficoltà la destra, ed è riuscita. Un grave errore. Anzi, bisognava pilotarla. Invece, è diventata un’altra fonte di polemiche che relega la destra nel mondo del fascismo morto e del razzismo scomposto e sanguinario. Ha creato un movimento di riflusso nella gente che, anche se è stufa di sentir parlare di fascismo, non ha alcun risentimento verso il mondo ebraico. Anzi, sono proprio le sinistre quelle che hanno contestato la presenza delle brigate ebraiche nelle consuete, stucchevoli, celebrazioni della Resistenza.

            Quinto errore: apparire troppo in televisione. La gente comune sa già quello che dirà Salvini.  Anche lui, come tutti, ovviamente, parla dell’interesse o nell’interesse degli Italiani. Sono troppi quelli che se ne interessano, governo e opposizione, salvo far nulla. È un cliché consumato. Si sa già quello che dirà, e la gente, invece, ha bisogno di fatti, non di ripetizione di propositi vaghi. Non sta più a sentire, è stanca di ascoltare propositi che non saranno mai realizzati.

            Perché le sardine attirano tanta curiosità? Perché sono una cosa nuova, anche se dicono stupidaggini, quando le dicono. Ad esempio, non vogliono partecipare, ma essere, una presenza passiva ma non propositiva. Che significa? Che siamo stufi di questa non politica, ma lo siamo tutti. E dopo, che succede? È curioso che questa pseudo opposizione delle piazze non sia contro il governo regnante ma contro l’opposizione che rischia di prevalere nelle competizioni regionali. È un non senso, ma di questo siamo ridotti a vivere.

            Abbiamo visto altri movimenti trasversali di gente stufa di ciò che accadeva, dall’Uomo Qualunque ai lenzuoli bianchi sulle finestre, dai girotondini ai forconi e a 5Stelle, sino ad arrivare ai gilet gialli francesi e alle sardine italiane. Non c’è che dire, un degrado continuo nell’opposizione al sistema. Ma il sistema non muore. Muoiono questi movimenti nella confusione di ciò che vogliono tutti ma che, poi, si dovrebbe esprimere in proposte di soluzioni concrete. Chi non vorrebbe scuole efficienti, una sanità perfetta, un mondo verde e l’energia gratis, meno mafia e intrallazzi, meno burocrazia, meno tasse e meno corruzione?

            Ma davvero ci vuole una ragazzetta di diciassette anni per convincere i potenti della terra che i venti soffiano in modo più violento, che i ghiacci si sciolgono, che le maree sono sempre più forti e che il clima sta cambiando?

            Il paradiso dell’ovvio è alla portata di mano di tutti. È proprio questo ciò che manca ai Partiti: la concretezza.

            La Lega ha un’esperienza di governo periferica importante e in genere, positiva. Per questo, se vuole prevalere, deve continuare su una linea di serietà, non di polemiche o di esibizionismi di cattivo gusto che, poi, le si ritorcono contro. La partita emiliana è importante.

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