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Giustizia creativa

Chi giudica i giudici? La questione, vecchia quanto lo stesso concetto di giustizia, ha avuto molte risposte nella storia, ma nessuna definitiva. A lungo però furono i Re. Il quadro che appare qui sopra, La Condanna di Cambise (1498), ritrae lo scorticamento da vivo di un magistrato persiano – tale Sisamne – per essersi lasciato corrompere. Il suo Re, Cambise II di Persia – il figlio erede di Ciro il Grande – non gradì e lo fece scuoiare dai barbieri di Corte.

La storia della fine del magistrato infedele ci giunge dallo storico greco Erodoto, che la raccontò così:  “Sisamne, uno dei giudici reali, fu mandato a morte dal re Cambise per aver emesso per denaro una sentenza ingiusta; Cambise lo fece scorticare interamente e la sua pelle, scuoiata e tagliata a strisce, fu distesa sul trono su cui sedeva per amministrare la giustizia. Dopodiché Cambise, in luogo di Sisamne, nominò giudice il figlio di questi, con l’invito a ricordarsi su quale trono sedeva per emettere le sue sentenze”…

Forse impressionate dal valore educativo del gesto reale, verso la fine del 15° secolo le autorità municipali di Bruges, in Belgio, commissionarono al pittore fiammingo Gerard David (1460 circa-1523) il quadro qui sopra – il secondo pannello di un dittico che racconta la faccenda – per decorare la stanza del vice Borgomastro della città. Fu forse un sottile richiamo alla rettitudine professionale…

Una ventina d’anni dopo, lo stesso David, incappato in una controversia legale per i debiti di uno dei suoi allievi, perse malamente la causa e fu a sorpresa condannato all’incarcerazione – pur essendo all’epoca il capomastro della molto importante gilda dei pittori di Bruges e tra i cittadini più in vista della città. È passato troppo tempo per identificare la faccia del magistrato “Sisamne” del quadro, ma si ha come la sensazione di essere davanti agli elementi di un’antica e complessa vendetta politico/amministrativa condotta a più riprese e da più attori. 

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