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Vaccini anti Covid: si avvicina la terza dose? Scienziati divisi. Cts la ritiene necessaria

AOSTA – Scienza e Salute, binomio inscindibile, assurto a livelli inimmaginabili con l’esplosione della pandemia da Sars-CoV-2. La Scienza impegnata, a 360 gradi, nella ricerca di antidoti che eradichino le patologie gravi, letali, diffuse a livello planetario. I vaccini costituiscono, in questa emergenza epidemiologica, un autentico baluardo contro l’infezione polmonare. L’unico, in assenza, ad oggi, di terapie risolutive.

Profilassi contestate, ma foriere di una protezione che, seppure non del tutto rassicurante, in grado di contrastare e, in molti casi, di annientare, la notevole ‘vis’ del Covid-19. Alle due dosi vaccinali se ne è aggiunta una terza riservata ai soggetti fragili e a rischio; ora, secondo i rumors governativi, potrebbe essere estesa a tutta la popolazione.

Sergio Abrignani, Immunologo, esponente del Comitato Tecnico Scientifico, dichiara: “Dopo la somministrazione della terza dose di vaccino alle categorie più a rischio contagio, era da mettere in conto che sarebbe stato necessario rinforzare la memoria immunologica prodotta da due sole dosi ravvicinate di vaccino. Dosi che- sottolinea – conferiscono protezione, rispondendo anche alla variante Delta. Ma si è visto che – puntualizza il medico – come la maggior parte dei cicli ravvicinati, inducono una risposta immunitaria di breve durata e, quindi, la protezione si riduce dal 90 al 60% dopo sei/otto mesi”.

Sulla stessa linea è il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri. Che, da tempo, sostiene la necessità di questo passaggio vaccinale per una maggiore sicurezza sanitaria. Un richiamo che potrebbe essere avviato il prossimo anno.

Prospettiva discussa, fonte di reazioni contrastanti fra gli esperti. L’invito alla cautela è il ‘live motiv’ di alcuni; fra questi, Patrizia Popoli, Presidente della Commissione Tecnico-Scientifica dell’Aifa: “E’ presto parlarne – ha affermato in un’intervista ad un quotidiano nazionale -. Non è, comunque, escluso che, nel tempo, potrebbe essere necessario, ma , al momento, non abbiamo sufficienti elementi per stabilire se e quando si riduca la protezione offerta dalle due dosi. Anche perché – ha rimarcato – la riduzione degli anticorpi non significa, necessariamente, la perdita delle difese. La protezione si basa anche su altri meccanismi, a partire da quello cellulare“.

In questo ‘ventaglio’ di opinioni, un fatto è certo: la potenza virale del Sars-CoV-2 non sembra concedere una immunità permanente; le varianti, poi, rafforzano la contagiosità e, quindi, il pericolo di un nuovo, potente, dilagare dell’infezione polmonare.

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