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Ucraina: una seconda ‘famiglia’ per mamma Katherina e le due figlie Anastasia e Alina, a Cha^tillon

CHA^TILLON – Una mansarda, dotata di ogni comfort, in Rue de la gare, a Cha^tillon, è la nuova abitazione di tre profughe ucraine. La mamma Katherina ‘Kathia’, 37 anni, la figlia 19enne Alina e la piccola Anastasia ‘Anastia’, 9 anni, hanno ritrovato il sorriso in questa elegante soffitta, il cui proprietario chiede, anzi supplica, di non citare il nome.

La città di Chortkiv prima del conflitto

Non ho bisogno di comparire, di mettermi in primo piano. Per me è un piacere aver offerto il mio aiuto a queste persone disperate, che hanno perso tutto, fuggite da una situazione inimmaginabile”, dice questo benefattore, entusiasta di essersi prodigato per restituire un minimo di serenità a chi ha vissuto giorni da incubo, a Chortkiv, città vicina al porto di Leopoli, risparmiata, in parte, fino ad oggi, dagli ordigni russi.

“Sono arrivate martedì scorso – riprende il nostro corregionale – e, per una settimana, venivano da mangiare da me e da mia sorella. Poi, si sono ambientate, organizzate e, adesso, sono indipendenti. In mansarda non manca nulla. Mi ringraziano di continuo – dice -. E’ commovente il loro senso di gratitudine. Ma io sono felice di aver contribuito a garantire la loro sicurezza”. Aggiunge: “Il giorno della ‘Festa della Donna’ ho regalato alle mie ‘amiche’ un plateau di fragole. Si sono commosse. Sono davvero persone molto gentili, con grande educazione”, sottolinea il filantropo ‘anonimo’.

La diversità linguistica non crea il minimo problema. “Attivo il traduttore telefonico e riusciamo ad avere un dialogo”, sorride il proprietario dell’abitazione.

Ma, l’accoglienza a queste donne ha un’onda lunga che risale a vent’anni fa, quando la mamma di Katherina ha lavorato, come badante, per la mamma del titolare della mansarda.

Era molto brava – puntualizza -. Trattava mia mamma come se fosse la sua. Siamo rimasti in ottimi rapporti. E quando mi ha raccontato il loro dramma, chiedendomi se potevo accogliere la figlia e le nipoti non ho esitato un attimo. Al loro arrivo, la bambina non voleva scendere dalla macchina. Era terrorizzata. Si copriva il viso. Teneva sempre gli occhi bassi. Adesso è felice, sorridente, ha voglia di giocare. E’ ritornata una bambina spensierata. Ha capito che qui tutti le vogliono bene. Rimane sempre, però, la bambina discreta, pronta a ringraziare per ogni minima attenzione che le viene rivolta, come la sorella e la mamma”.

Il nostro corregionale lancia un appello mirato a sensibilizzare chi ha la possibilità di offrire anche solo una stanza a queste persone: “Accoglietele. Hanno vissuto giorni in cui sentivano soltanto lo scoppio di bombe, il fragore dei missili. La distruzione della città. Persone che vivono con temperature proibitive. C’è chi cammina per giorni e giorni alla ricerca di un Paese dove vivere in pace. Accoglietele”, ripete con il pianto in gola.

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