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Svolta nel delitto Gilardi: è di un indagato il dna rinvenuto nel chewing gum

AOSTA – Dieci anni fa, Giuliano Gilardi, 60 anni, ex dipendente della Cogne Acciai Speciali, veniva ucciso, alle prime luci dell’alba, in una fredda mattina del 27 dicembre.

Le indagini condotte dalla Squadra Mobile della Questura, di Aosta, non avevano portato ad un concreto riscontro ed erano state archiviate, nel 2014.

Carabinieri Compagnia St.Vincent/Cha^tillon

Il ‘cold case’ è stato riaperto, ad aprile 2021, dai Carabinieri della Compagnia di Saint Vincent/Cha^tillon a seguito dell’intuizione di un Militare dell’Arma che ha scoperto un indizio, forse decisivo, per dare un volto e un nome all’autore del delitto, fra i quattro indagati: Cinzia Guizzetti, ex compagna di Gilardi e, all’epoca, principale indagata; il suo ex marito Armando Mammoliti; Domenico Mammoliti, operaio edile, pregiudicato e Salvatore Agostino, 61 anni, già noto alle forze dell’ordine. Un’intuizione importante, al punto da decidere la richiesta, da parte del Procuratore capo Paolo Fortuna, di affidare il fascicolo ai pm Luca Ceccanti e Manlio D’Ambrosi, con conseguente incidente probatorio.

Il colpo di scena è arrivato dall’analisi della gomma da masticare, trovata la mattina del delitto nel letto di Gilardi, grande appassionato di motociclismo. Una perizia eseguita dalla genetista incaricata dal gip, di Aosta, ha sancito l’appartenenza del dna a Salvatore Agostino.

Un delitto commesso con spietata ferocia. Giuliano Gilardi, colto nel sonno, è stato prima stordito con una forte botta in testa e, poi, finito con numerose coltellate. L’arma del delitto non è mai stata trovata.

Il raffronto tra la gomma da masticare e i quattro indagati, secondo quanto si apprende dall’Agenzia Ansa, si è basato su una sequenza genetica estrapolata dal chewing gum all’epoca dei fatti. Sin da subito, gli inquirenti avevano capito di essere di fronte ad un assassinio studiato nei particolari.

Chi aveva ucciso Giuliano Gilardi conosceva la sua abitudine di dormire con la porta aperta per permettere al cane ‘Yuma’ di uscire e rientrare in completa libertà. Cane che, la mattina del delitto non era presente. Chi lo ha portato via doveva, per forza, essere qualcuno di cui il cane si fidava. Una persona di famiglia che ha pensato bene di allontanare il fedele ‘amico’ pronto a difendere il suo padrone, ad abbaiare e svegliare i vicini. Che, da quanto dichiarato, nell’immediatezza del delitto, agli agenti della ‘Mobile’, non hanno sentito nulla. Dettaglio di fondamentale importanza per individuare l’autore o gli autori del crimine nella cerchia ristretta dei conoscenti.

La prima udienza processuale è fissata il 3 febbraio prossimo.

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