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Sequestro di persona: condannata a 4 mesi l’infermiera del ‘J.B.Festaz’

AOSTA – Daniela Rosset, 58 anni, infermiera nella RSA ‘J.B.Festaz’, accusata di sequestro di persona per aver legato i polsi di un’anziana, di 74 anni, alla sponda del letto, è stata condannata a quattro mesi di reclusione, con pena sospesa, dal Giudice monocratico Marco Tornatore, del Tribunale di Aosta; il Pubblico Ministero Francesco Pizzato ne aveva chiesti sei.

Un’accusa pesante per cui la dipendente della struttura ha sempre spiegato, in dettaglio, i motivi alla base di “una scelta senza alternative, considerato – aveva spiegato nell’udienza processuale al giudice Tornatore – il forte stato di agitazione dell’anziana. Continuava a togliersi la maschera dell’ossigeno, negando, poi, di essere stata lei“.

Una vicenda molto triste in cui primeggia, secondo il report dell’Ansa Vda, anche il comportamento del direttore della RSA, di via Monte Grappa, Patrick Thérisod per cui il giudice ha disposto la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica.

‘Vertice’ della struttura che, secondo quanto riferito da un ‘altra infermiera, era presente nel momento in cui erano state pronunciate parole minacciose mirate ad evitare la diffusione dell’accaduto.

Siamo nella notte tra il 27 e il 28 agosto 2021. L’anziana era, particolarmente, agitata nonostante avesse assunto la terapia calmante.

Non ha chiuso occhio. Non sapevo più come comportarmi. Come calmarla e, soprattutto, come impedirle che si togliesse la maschera dell’ossigeno”. La situazione descritta dall’infermiera davanti al giudice era stata completata dai dettagli di come fosse arrivata ad una soluzione estrema: legare i polsi alla paziente.

Non l’ho percossa – aveva assicurato Daniela Rosset -, ma ho soltanto appoggiato la mano per riuscire ad infilare le polsiere. Erano le quattro del mattino. La sua agitazione e lo stato mentale peggioravano. Polsiere tenute, comunque, – aveva specificato Rosset – per un massimo di trenta, quaranta minuti. Era la prima volta che l’anziana si comportava così”, aveva assicurato al giudice.

Non solo. L’infermiera aveva ammesso di aver agito senza consultarsi con un medico; ma, nel contempo, aveva anche garantito di non aver avuto alcuna intenzione di nascondere le polsiere. Il ‘corpo del reato’ che “chiunque poteva vedere, aveva detto in conclusione.

S.L.

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