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Sentenza Corte dei Conti su Casino: 22 consensi su risoluzione a favore dei consiglieri regionali condannati

AOSTA – La condanna dei 18 consiglieri regionali, emessa dalla Corte dei Conti, relativa ai finanziamenti alla Casa da gioco, di St. Vincent, si trova schierati contro i giudici gli Autonomisti e parte di Progetto Civico Progressista. La Lega ha deciso di non partecipare al voto.

Il consigliere di Alliance Valdo^taine Pierluigi Marquis, uno dei condannati dai giudici contabili, ha espresso, a chiare lettere, il suo dissenso: “La sentenza crea pregiudizi sulla futura amministrazione della Valle d’Aosta”. Ha, inoltre, anticipato la presentazione di una risoluzione firmata da sedici consiglieri in cui è previsto “di portare la questione all’attenzione delle più alte autorità dello Stato e, inoltre, di attivare l’impugnativa alla Corte Costituzionale per conflitto di attribuzione nei confronti della sentenza della terza Sezione Centrale di Appello della Corte dei Conti”.

Dopo una sospensione dei lavori, la risoluzione è stata approvata con 22 consensi e i due voti contrari di Erika Guichardaz e Chiara Minelli (PcP).

L’assenso è stato garantito dagli esponenti di AV-SA, UV, Vda Unie e gli altri consiglieri del PcP.

Il documento deliberato impegna il Presidente della Regione Erik Lavevaz a trasmettere la risoluzione del Consiglio Valle e la sentenza della terza Giurisdizione Centrale della Corte dei Conti relative ai finanziamenti del Casino alle massime autorità dello Stato, alla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative, considerato che il problema è di interesse generale.

Il ‘vertice’ dell’Esecutivo ha puntualizzato la complessità della vicenda: “E’ un macigno. Ci chiediamo se un Consiglio regionale che assume una decisione politica debba rispondere, in prima persona, a seconda del tipo di procedura e non del suo contenuto. Dovremo decidere – ha sottolineato Erik Lavevaz – cosa è sindacabile e cosa non lo è. Si tratta di una questione per nulla semplice. Ma questo è il nocciolo della questione. Serve il giudizio di un arbitro – ha rimarcato – che è la Corte Costituzionale che deve fare chiarezza su questi aspetti. Parliamo, comunque, – ha sottolineato, in conclusione – di un cavillo che rischia di rovinare delle persone. Se la stessa scelta fosse stata inserita all’interno di una legge, non ci sarebbero state conseguenze”.

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