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Sci, Valieri Confcommercio: “Un dramma per i 300 nostri associati con bar e ristoranti su piste”

AOSTA – Adriano Valieri, direttore di Confcommercio Valle d’Aosta., non si capacita. Parla di “dramma nel dramma“, pensando alla situazione in cui si dibattono i circa “duemila dipendenti a rischio assunzione” e i “trecento titolari di bar e ristoranti sulle piste di sci”. Sottolinea, con voce stentorea, “l’inammissibilità di una decisione arrivata nell’imminenza della riapertura”.

Adriano Valieri

Nel fine settimana appena trascorso, alcuni titolari di locali, nella conca di Pila, hanno aperto, anche con gli impianti chiusi. “I risultati sono stati soddisfacenti – assicura Valieri -. Un discreto numero di appassionati di scialpinismo e ciaspole ha salvato questo week end e rasserenato i gestori galvanizzati a tre giorni dalla ripresa. E adesso? Un nuovo baratro – si infervora il direttore di Confcommercio -. Dovranno cercare di capire se sia opportuno aprire il sabato e la domenica pur essendoci il ‘vuoto’ di sciatori”.

Ritorna sulla chance, l’unica, offerta dallo scialpinismo e dalle ciaspolate, seppure sia consapevole del pesante dislivello tra costi e benefici. Considera meno penalizzati i gestori di locali nella stazione sciistica di Pila, meta fra le più ‘gettonate’ fra i residenti di Aosta.

scialpinisti

Volge il pensiero, però, alle piccole stazioni, esemplificando come a “Crevacol, Champorcher, Chamois, La Magdeleine e altre delle stesse dimensioni la frequentazione sia ai minimi termini, quando non assente del tutto. Una vera catastrofe considerate le spese di rifornimento alimentare, ma non solo, sostenute in vista dell’apertura“.

La ‘macchina’ messa in moto in previsione della ripresa, deve essere, di nuovo, fermata. Si invocano i ristori, ma non è detto che siano sufficienti a ripagare i danni ingentissimi accumulati.

La furia degli operatori è riassunta nell’esclamazione “Follia pura. Con questo nuovo stop, la stagione è azzerata, irrecuperabile”. Ribadiscono che “oltre al danno, vi è la beffa della totale mancanza di rispetto per i lavoratori della montagna”.

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