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Riserva idrica, Glaciologo Secchieri: “Inverno particolarmente nevoso, ma i conti si fanno a fine estate”

AOSTA – Il mese di maggio coincide, per i ghiacciai, con la stagione dell’accumulo idrico. Condizione ottimale per garantire la riserva di acqua.

Franco Secchieri, Glaciologo, invita alla prudenza. Il fondatore e Presidente del Servizio Glaciologico del CAI dell’Alto Adige, tende a smorzare il facile entusiasmo: “Per parlare di salute dei ghiacciai – esordisce – si deve attendere la fine dell’anno. Sono due, infatti, le stagioni che ‘regolano la ‘vita’ delle masse gelate. L’accumulo, da ottobre a maggio. Successivamente, l’ablazione che, come vuole la consuetudine, termina il 30 settembre. O meglio. Con la prima nevicata di ottobre”.

Franco Secchieri

E’ fattibile, quindi, un bilancio? La risposta possono fornirla i meteorologi che identificano questo intervallo con il termine ‘annata idrologica’. Periodo essenziale per il calcolo della massa glaciale.

Specifica Secchieri: “Vale a dire la quantità di acqua caduta sotto forma di neve e la massa complessiva scomparsa per ablazione, ovvero la fusione del ghiaccio e il suo assottigliamento”.

L’unità di misura considerata dagli studiosi del settore è il, così detto, ‘equivalente in acqua’, fondamentale per il confronto delle differenti densità della neve, del nevato e del ghiaccio.

Ghiacciaio della Marmolada. Secondo gli studiosi sparirà fra 25 anni

Se la differenza è positiva – spiega il Glaciologo – lo sarà anche il bilancio. Viceversa, si avrà una perdita penalizzante per le riserve accumulate negli anni precedenti”.

Una valutazione attuale, basata sugli eventi meteorologici potrebbe, quindi, aprire ad un certo ottimismo. Frena Secchieri: “I conti li faremo a fine estate. Stagione che ha sempre mostrato una supremazia sui riscontri finali di bilancio”. Ricorda, inoltre, come in alta quota, le stagioni estive fredde o nevose abbiano garantito bilanci positivi; nel caso di estati torride, si sono verificate perdite consistenti di massa.

Le consistenti variazioni climatiche degli ultimi decenni non consentono previsioni attendibili. Non confondiamo gli eventi meteorologici con quelli climatici”, sottolinea il Presidente del CAI Alto Adige.

L’esperienza di studi e approfondimenti di questi colossi di ghiaccio si è concretizzata con la fondazione, nel 1992, del Servizio Glaciologico del CAI, nell’Alto Adige.

Un servizio – puntualizza il fondatore – in cui sono confluiti numerosi operatori che, ad ogni fine stagione, si recano alle fronti per fare le opportune misurazioni sulle loro variazioni. E’ anche grazie al loro lavoro, così come quello degli operatori di altre Regioni alpine e del Comitato Glaciologico Italiano, che possiamo raccontare le vicende glaciali delle nostre montagne. Attendiamo, dunque, i responsi degli operatori glaciologici e le immagini che la montagna ci offrirà alla fine dell’estate. Speriamo che – conclude il Glaciologo Franco Secchieri – non sia, ancora una volta, il cambiamento climatico globale ad avere il predominio”.

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