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Peste suina africana: nessun caso in Valle d’Aosta. Monitoraggio dei cacciatori sul territorio

AOSTA – Ha raggiunto la Regione Piemonte la peste suina africana, allertando allevatori e cacciatori valdostani. E’ una corsa contro il tempo. Seppure questo virus non colpisca l’uomo, sono indispensabili misure drastiche per evitare la diffusione tra maiali e cinghiali.

Spiega Vittorio Uberti, medico veterinario dell’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale (ISPRA), docente dell’Università di Bologna: “Si tratta di un virus delle zecche e, in Africa, da dove è arrivato, si trova nel facocero. Sono tutti e due portatori sani e asintomatici“.

Scende in dettaglio: “Questi patogeni danneggiano l’epitelio dei vasi sanguigni, causando emorragie interne che uccidono gli animali in pochi giorni. La letalità arriva al 90%. Parliamo di un virus che non si trasmette ad altre specie animali”. Aggiunge: “In Italia il genotipo I di questo virus è presente dal 1978, anno in cui è arrivato in Sardegna e dove è stato quasi del tutto eradicato”.

In Valle d’Aosta, ad oggi, non si registrano casi. Dicono dal Comitato Regionale per la Gestione Venatoria: “La peste suina colpisce i cinghiali, ma può avere conseguenze gravi anche fra i suini. Gli allevamenti, in particolare. E, anche in questo senso, la Valle d’Aosta è al sicuro, essendo soltanto allevamenti di maiali per uso famigliare. E’, comunque, vietata l’esportazione e la vendita di queste carni. Diciamo che siamo colpiti in maniera trasversale”.

I cacciatori valdostani riceveranno, a breve, una comunicazione in cui si chiede un monitoraggio sul territorio per rimuovere eventuali carcasse di cinghiali che verranno sottoposte ad approfonditi esami.

S.L.

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