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Peste suina africana: drastica decisione del Commissario Ferrari con l’abbattimento di mille maiali infetti, a Roma

AOSTA – L’invasione di cinghiali nelle strade e nei parchi pubblici della capitale d’Italia ha fatto il giro del mondo sui social e sui canali televisivi. Gruppi di maiali selvatici che, indisturbati, rovistano nei rifiuti abbandonati dai residenti davanti ai cassonetti. Una totale mancanza di responsabilità e un’inesistente sensibilità ambientale contribuiscono, in termini allarmanti, alla diffusione della peste suina africana, infezione mortale per questa specie.

Il Commissario straordinario alla peste suina Angelo Ferrari, a seguito dell’ordinanza del Ministro della salute Roberto Speranza, d’intesa con il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali Stefano Patuanelli, ha preso la drastica decisione di adottare misure urgenti per il controllo della diffusione della peste suina africana.

In questo piano rientra l’abbattimento di mille maiali riscontrati infetti, a Roma. Un piano che “prevede un cronoprogramma molto attento – specifica Ferrari – e gli allevamenti di suini presenti nella precedente area infetta verranno tutti abbattuti nel giro di cinque giorni“.

In Valle d’Aosta il problema è sotto controllo con massima circospezione. Gli allevamenti di maiali sono molto contenuti e, perlopiù, gestiti e controllati dai proprietari.

Discorso diverso per i cinghiali, specie libera di circolare nei boschi. Il Comitato Regionale per la Gestione Venatoria ha delegato gruppi di cacciatori alla verifica dello stato di salute di questi suini selvatici. Nel caso in cui vengano scoperte delle carcasse abbandonate, i cacciatori devono premurarsi di portarle ad analizzare dai veterinari dell’Istituto Zooprofilattico, di Aosta.

Ad oggi, in ogni caso, è tutto sotto controllo e non risulta alcun caso di peste suina africana. Infezione che non viene trasmessa all’uomo né con il contatto diretto, né mangiando carni di animali malati.

L’uomo, per contro, può trasformarsi in veicolo di trasmissione del virus attraverso la contaminazione di abiti, scarpe, veicoli, atrezzature.

Il virus resiste, per mesi, all’interno di salumi e carni contaminate. Suini e cinghiali possono infettarsi mentre pascolano o venendo a contatto con altri animali o, più banalmente, con oggetti infetti.

I casi più numerosi di peste suina africana sono stati individuati in Piemonte e Liguria e, di recente, nel Lazio.

Un’infezione che sta causando danni economici ingenti al comparto zootecnico. Negli allevamenti dove vengono scoperti suini infetti vige l’obbligo di abbatterli; le leggi europee hanno, tra l’altro, sancito il blocco della commercializzazione e dell’esportazione di carni e salumi provenienti dalle aree infette.

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