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‘Motori accesi’ per la Fiera di Sant’Orso, la millenaria vetrina dell’artigianato valdostano

AOSTA – L’attesa dell’arrivo delle rondini, messaggere della primavera, si allinea, quest’anno, all’organizzazione della ‘Fiera di Sant’Orso, in ‘abito’ primaverile. Una nuova ‘veste’ che, nell’edizione 1022, assume i contorni della rinascita, del riscatto, dopo due anni di fermo. Un biennio stravolto dall’imponderabile, dall’imprevedibile emergenza pandemica.

Domani, sabato 2 e domenica 3 aprile 2022, ritorna, in primo piano, una delle manifestazioni più altisonanti organizzate, da oltre mille anni, nella Regione alpina, il 30 e il 31 gennaio. Due giornate fra le più fredde dell’anno, ‘riscaldate’ dal calore trasmesso dalla folla di visitatori che, anche quest’anno, arriverà con il consueto entusiasmo di ‘esserci’.

Mille e 65 espositori artigiani galvanizzati dal ritorno di un appuntamento irrinunciabile. La ‘Fiera delle Fiere’, ‘Sant’Orso’, la ‘Foire’ dedicata a Orso, il Santo che regalava gli zoccoli ai poveri, nell’anno Mille. Oggi, venerdì 1 aprile 2022, è il genetliaco dell’evento fieristico più atteso da residenti, e non, in cui trionfa Sua Maestà il legno.

Un pubblico d’eccezione, con un ‘volto’ mondiale pronto a calcare questo fantasmagorico palcoscenico, su cui ‘sfilerà’ una vastissima gamma di oggetti artigianali. Che, in tempi remoti, venivano scolpiti dai valligiani durante le lunghe giornate invernali.

Usanze tramandate di generazione in generazione con il desiderio di mantenere viva la memoria di una quotidianità montana, scandita dall’amore per il costume.

E, quindi, un ‘bentornato’ agli attrezzi agricoli, alle lavorazioni in ferro battuto, a mobili, intaglio decorativo, oggetti torniti, vannerie, tessuti, pizzi, calzature, oggetti in pietra ollare, in pelle e cuioio, accessori casalinghi e abbigliamento.

Una ‘passerella’ attraente, sfiziosa, idonea ad esaudire le aspettative di una platea eterogenea, alla costante ricerca di novità da regalare o da esporre nella propria abitazione. Un vero e proprio ‘dèfilé allestito nelle vie centrali, di Aosta, la città capoluogo della Regione ‘carrefour d’Europe’.

Una ‘magia’ coinvolgente, un’atmosfera elettrizzante, che pongono al centro l’obiettivo cardine di questa ‘kermesse’: mantenere salda la tradizione, con un occhio attento, in questo caso, al rispetto delle regole anti Covid, puntualmente elencate dagli uffici regionali preposti.

Una manifestazione che si perde nella notte dei tempi, fortemente motivata e ampliata grazie alla creatività di artigiani e artisti, espressione del profondo legame con la Valle d’Aosta, nonostante l’evoluzione sociale.

E’ inutile sorvolare su concetti immortali: la ‘Foire de Saint Ours’ rimane la manifestazione più rappresentativo della nostra Regione, della sua cultura. L’artigianato creato nel mondo rurale non ha mai spezzato il legame con la tradizione. Anzi. Lo ha amplificato con la continua ricerca dell’identità della ‘Vallée’, anche nei percorsi innovativi.

A 24 ore di distanza dall’inaugurazione della 1022esima edizione non manca nulla per accogliere sul ‘red carpet’ il ‘popolo‘ della Fiera, a cui è impossibile rinunciare ad essere partecipe di questa altisonante manifestazione. Unica nel suo genere, in grado di ricordare la delicata rozzezza della gente di montagna. Gente semplice, genuina, accogliente, felice di aprire le porte al mondo, in questa spettacolare ‘Festa’ dell’artigianato di tradizione dai mille volti.

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