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Miele: aumenta il consumo, ma il freddo primaverile ha azzerato l’ottimismo degli apicoltori

AOSTA – Nella Giornata mondiale delle api, istituita, il 20 maggio, dall’ONU, nel 2017, per ricordare il ruolo fondamentale di questi insetti per la sopravvivenza del Pianeta, gli apicoltori valdostani non possono sorridere. La primavera con temperature invernali ha azzerato, ad oggi, la produzione di miele.

Con queste gelate, i fiori non danno nettare e, quindi, le api non escono dagli alveari. Le stiamo nutrendo noi con acqua e zucchero oppure con appositi sciroppi a base di glucosio – spiega Marco Glarey, apicoltore, residente a Villeneuve -. Inseriamo dei ‘nutritori’ (contenitori ndr) all’interno delle arnie in cui introduciamo il cibo”.

Tiene a sottolineare un particolare di fondamentale importanza: “Questa operazione deve essere fatta nell’area dell’arnia dove non c’è il melario, struttura dove le api depositano il miele. Collochiamo il cibo nella parte bassa. E’ fondamentale – raccomanda – che lo sciroppo o l’acqua e zucchero non vengano mescolati con il miele“. Aggiunge un secondo importante dettaglio: “Nella parte destinata al melario, usiamo il candito, cioè zucchero solido che non compromette la qualità del miele”.

Termoregolazione nell’alveare

Nessuna previsione di raccolto; in questo periodo, è pari a zero. Il miele sta malissimo!”, esclama Glarey, esemplificando con il miele di acacia, prodotto nelle arnie trasferite in Piemonte: “Parliamo di una situazione disastrosa“, ribadisce. E quando gli si chiede se sia possibile un’annata priva di miele, sorride: “Prima o poi dovrà arrivare il caldo. Non possiamo, pertanto, stabilire una data precisa. Sarebbero sufficienti temperature più miti per riattivare le api. Se e quando arriverà il caldo, controlleremo gli alveari per capire il momento giusto in cui si potrà avviare il raccolto del prezioso e prelibato alimento”.

Il miele, prodotto fra i più ‘gettonati’ nel periodo della pandemia. Un picco al rialzo di consumi determinato dal desiderio di gustare un cibo salutare, ideale per la preparazione di dolciumi e tisane. E, nel trimestre di lockdown, il miele ha spopolato nelle cucine degli italiani, ma non solo. Si attendono le fioriture estive per una produzione di punta dell’apicoltura valdostana.

Passione apicoltura! Marco Glarey rappresenta la seconda generazione di apicoltori. “Ho ereditato questo autentico amore per le api da mio padre – dice -. Mi dedico all’apicoltura da trentacinque anni. Ad oggi, ho 250 arnie. Il 70% in Piemonte. Sono anche consigliere dell’Associazione Consorzio Apistico Valle d’Aosta, con sede a St.Marcel”.

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