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Mafie: la Valle d’Aosta scelta quale terra ideale per impiego capitali illeciti

AOSTA – All’estremo Nord Ovest dell’Italia, Regione collegata all’Europa attraverso due Trafori, con un territorio di dimensioni gestibili con disinvoltura, abitata da gente che si distingue per la sua discrezione. I valdostani nativi, in particolare, sono conosciuti, da tempo immemorabile, per la loro riservatezza; un riserbo garante, apprezzato, ormai, anche Oltralpe.

Prerogative che hanno polarizzato, da decenni, l’attenzione di cosche mafiose dedite a vari traffici illeciti. Lo dimostrano le inchieste realizzate da Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia di Stato. Operazioni anticriminalità organizzata che hanno permesso di smascherare un insieme di attività malavitose finalizzate al controllo del territorio, oltre che ad aumentare, a dismisura, le proprie risorse economiche.

La Direzione Investigativa Antimafia, Dia, ha appurato come la Valle d’Aosta si presti, al meglio, all’organizzazione di commerci abusivi, frodi di varia natura attivati dalle mafie.

Lo hanno dimostrato, in termini plateali e, soprattutto certi, le recenti operazioni in cui, dopo anni di indagini, intercettazioni telefoniche e video, sono state scoperte le attività illegali e i conseguenti reinvestimenti di capitali illeciti da parte delle cosche mafiose.

Fiumi di denaro provenienti dal traffico di droga, in particolare, ma anche da attività svolte nel settore edile.

In una nota diffusa dall’Ansa, viene evidenziata la particolarità territoriale della Valle d’Aosta ideale per “obiettivi espansionistici e reinvestimento di capitali illegali”.

Segnalazione della Dia, contenuta nella relazione del Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese al Parlamento, per il primo semestre 2021.

Una Regione in cui è possibile stabilire residenza e attività lavorative fuori legge, come dimostrano “i provvedimenti interdittivi antimafia– si legge nella nota – nei confronti di ditte operanti, con maggiore frequenza, nel commercio all’ingrosso e al dettaglio di autovetture e autoveicoli. Mafie capaci di introdursi nel settore dell’allevamento del bestiame, oltre che nella ristorazione e nella conduzione di strutture alberghiere”.

Il traffico di stupefacenti, poi, costituisce, da molti anni, un punto di forza di questa malavita. Spaccio di droga che ha raggiunto livelli allarmanti fra gli adolescenti, contrastato dalle Forze dell’ordine, ma di difficile, se non impossibile, eradicazione. Un giro attorno a cui ruotano quantità enormi di denaro, iperprotetto da un ambiente impenetrabile, a cui aderiscono spacciatori di grado inferiore, ‘corrieri’ e coordinatori dello smercio delle sostanze narcotiche.

Fra i più eclatanti e recenti commerci di stupefacenti si ricorda l‘operazione FeuDora, portata a termine dalla Guardia di Finanza durante i tre mesi del lockdown 2020. Un’indagine a tappeto che ha aperto all’arresto di un nutrito gruppo di spacciatori; dei componenti della “variopinta galassia di ‘pusher’, come è stata definita dalle ‘Fiamme Gialle’.

A questa, si aggiungono episodi di sfruttamento della prostituzione coordinati, perlopiù, da cittadini stranieri.

La Dia ricorda, poi: “Da diverso tempo, si ha contezza circa insediamenti ‘ndranghetisti’ attivi”. In proposito, cita l’operazione ‘Geenna’, il commissariamento del Comune di Saint Pierre e la confisca di beni per oltre un milione di euro al ristoratore Antonio Raso.

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