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Lockdown: la strada impervia percorsa da molti anziani

AOSTA – Apatia, ansia, depressione. Lockdown, baratro fisico e mentale per gli anziani. Restrizioni ministeriali, obbligatorie per spezzare la catena del contagio, ma devastanti per la salute dei cittadini più attempati, l’unica, vera ‘memoria’ della società.

Salute fisica, ma soprattutto, psichica, compromesse, con un insidioso declino cognitivo che può sfociare nella demenza conseguente al radicale cambiamento delle abitudini, dello stile di vita.

Stefano Ghidoni, psicologo sociale, di Aosta, tiene a sottolineare come questo problema sia affrontato in termini non del tutto appropriati, “seppure la situazione sia molto preoccupante”, dichiara, rivolgendo l’attenzione ai più fragili accolti in strutture esterne all’ambito famigliare. In generale, gli anziani non gradiscono imposizioni – informa -. Amano, al contrario, ricevere spiegazioni dettagliate, una comunicazione chiara, che permetta loro una adeguata interazione, forti della notevole esperienza acquisita. Si sentono defraudati della loro libertà, dell’autonomia conquistata nei decenni”.

Nello sradicamento dalla quotidianità non è così facile, nè immediato, porre rimedi efficaci. Per molti di questi ‘scrigni’ di saggezza è quasi impossibile interfacciarsi con il mondo informatico, realtà alla base del loro sconforto, di una ricerca del passato impossibile e, per questo, travolgente.

La loro cultura è sinonimo di vita, di esperienza – riprende lo psicologo -. Quei trascorsi in cui hanno ricevuto gioie e dolori, ma pur sempre fondamentali nell’acquisizione di pratica e consapevolezza. Aggiungerei ‘scuola’ di vita”.

Anziani, categoria sociale a cui affidare compiti educativi nei confronti delle giovani generazioni. Conoscenza che, anche in assenza della scienza, produce il massimo dei risultati.

Il binomio anziani-residenze assistite lo ritiene valido sia sotto l’aspetto dei contatti personali e, in questo particolare periodo, anche sotto il profilo del dialogo a distanza. “Gli operatori socio-sanitari hanno la capacità di alleggerire il macigno della lontananza dai famigliari – commenta – Le videochiamate e la continua interazione stanno procurando riscontri incentivanti”.

Si sofferma sulla situazione conseguente alla pandemia: “La sostituzione degli operatori contagiati ha stravolto le abitudini degli anziani, facendo loro perdere riferimenti certi. Casi in cui sbando e disorientamento psicologico distruggono le certezze acquisite. Le microcomunità presenti in Valle d’Aosta e il personale eccellono nell’assistenza ai nostri ‘nonni’. Sanno come impostare una quotidianità scandita dalla chiarezza di comunicazione e da un affetto, quasi fraterno. Che mitiga, in maniera determinante, la mancanza delle loro famiglie”, il commiato di Stefano Ghidoni.

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