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La Cappella Sistina d’Abruzzo

Iniziamo a girovagare in Abruzzo allo scoperta di un territorio che offre tabto anche se, purroppo, troppe volte dimenticato da chi dovrebbe occuparsi di turismo, di promozione di divulgazione della cultura, delle tradizioni popolari, degli usi e dei costumi.

L’abruzzo, spesso alla ribalda per la tipicità della sua cucina, fra tutti gli “arrosticini” o per il traforo del Gran Sasso, dove viene ospitato il più grande laboratorio sotterraneo al mondo dedicato allo studio delle astroparticelle, offre davvero molto altro alternando scenari montani incantevoli a coste meravigliose, città moderne a nostalgici e affascinanti borghi, eremi di arara bellezza a chiese monumentali.

Piste innevate nella stagione invernale e spiagge attrezzate richiamano sempre moltitudini di turisti che spesso portano fuori regione solo qualche piccolo aspetto della terra abruzzese che, al contrario, offre molto di più ed in ogni periodo dell’anno.

Iniziamo questo nostro viaggio alla scoperta di un gioiello, poco conosciuto, denominato anche “La Cappella Sistina d’Abruzzo” e paragonato alla Cappella degli Scrovegni a Padova, che domina l’altopiano di Navelli nascondendosi tra i monti di Bominaco, un piccolissimo borgo in provincia dell’Aquila che conta meno di 100 abitanti.

Dal sito della regione Abruzzo riportiamo la scheda della piccola Cappella che a prima vista offre un incredibile contrasto tra la struttura esterna, piuttosto anonima, e l’intero caratterizzato da una esplosine di colori data dagli affreschi da poco restaurati.

L’Oratorio di San Pellegrino e la chiesa di Santa Maria Assunta costituiscono un complesso di straordinario valore artistico legato alla storia e alla diffusione dell’ordine monastico di San Benedetto.

L’espansione benedettina in Abruzzo iniziò in epoca longobarda, intorno al VII-VIII secolo, con le prime grandi fondazioni, per proseguire in età carolingia, nei secoli IX-XII, con una diffusione più capillare ed omogenea.

Di tutto il complesso oggi restano solo la Chiesa e l’Oratorio, due splendidi esempi dell’architettura romanica abruzzese, mentre sono scomparse completamente la struttura muraria ed altre costruzioni che pure dovevano far parte dell’intero organismo.

Notizie circa l’originaria struttura non restano neanche nelle opere scritte, come diplomi, codici o pergamene, che certamente i monaci, secondo i loro usi, dovevano aver prodotto.

Il complesso monastico affonda le sue radici nei primi secoli del Cristianesimo, tra III e IV secolo, quando sul luogo venne sepolto il corpo di un missionario laico, San Pellegrino, che a Bominaco subì il martirio morendo trafitto dalle lance. Alcuni secoli dopo, intorno all’VIII, su quella tomba venne edificata, ad opera dei fedeli, una prima chiesa che venne trasformata in Oratorio per volontà di Carlo Magno, che si era trovato in Abruzzo in quegli anni ed era stato particolarmente colpito dal culto di quel martire. Egli dotò la chiesa di una buona estensione di terreno e la donò all’abbazia benedettina di Farfa, dalla quale arrivarono i monaci per dar vita ad una nuova comunità monastica.

Da Farfa la comunità locale si rese indipendente solo nel 1001, con la donazione da parte del conte Oderisio di enormi estensioni di terreno comprendenti molti centri abitati comprensivi delle loro chiese.

Una data importante nella storia dell’Oratorio è il 1263, anno in cui l’abate Teodino avviò e diresse i lavori di restauro e di decorazione. Della sua opera rimane testimonianza nella iscrizione del suo nome sia sul rosone dell’ingresso originario della chiesa sia sui due plutei in pietra all’interno dell’organismo. L’edificio attuale è il risultato di quei lavori.

L’Oratorio di San Pellegrino presenta due facce, quella esterna e quella interna, diverse e contrapposte tra loro. All’esterno la chiesa si presenta semplice ed essenziale, unici elementi degni di attenzione sono il pronao d’ingresso di origini seicentesche e il rosone sulla controfacciata. L’edificio si compone di un’unica aula rettangolare piuttosto piccola coperta da una volta sestiacuta divisa in quattro campate per mezzo di archi di rinforzo aggettati da lesene e terminanti in capitelli. Una cornice si snoda lungo il perimetro con funzione divisoria delle aree affrescate. Le aperture sono costituite da sei feritoie distribuite sui due lati della navata, e da due piccoli rosoni posti sugli ingressi, di cui uno semplice e l’altro ornato e ricco. Di grande rilievo artistico e storico sono i due plutei in pietra che dividevano lo spazio riservato ai fedeli da quello riservato ai catecumeni. Di fattura classica, essi rappresentano un drago, a sinistra, e un grifone, a destra. L’interno è il risultato dell’opera di restauro dell’abate Teodino, che ebbe il merito di favorire la diffusione in Abruzzo dello stile gotico; egli arricchì la piccola chiesa di affreschi policromi che lasciano stupito il visitatore e che sono espressione della creatività spirituale ed artistica dei monaci artisti diretti dallo stesso abate. Il ciclo degli affreschi rappresenta una delle testimonianze più importanti e rilevanti della pittura medievale nella regione.


L’oratorio è ad aula rettangolare con volta ogivale suddivisa in quattro archi poggianti su lesene; l’ambiente è diviso dai plutei che separano la zona presbiteriale da quella riservata ai fedeli. Le pareti sono interamente affrescate con episodi tratti dal Vangelo, la Deesis e uno dei più antichi calendari monastici con le personificazioni dei mesi, i segni zodiacali e le fasi lunari.

Poco rendono le immagini: E’ un posto da visitare, respirare, calpestare per poterne godere la grande bellezza.

Come si raggiumge:

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