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Incubo acqua e allarme dighe: siccità al minimo storico nei due invasi della Vda

AOSTA – Le dighe valdostane sono assetate. Allo stremo. Sbarramenti in cui la quantità di acqua è al minimo storico. Gli invasi di Place Moulin, nel Comune di Bionaz, ultimata nel 1965 e di Beauregard, a Valgrisenche, realizzata nel 1954, hanno ridotto, in termini consistenti, la loro capacità idrica. Quantità che si è sempre attestato su, rispettivamente, 100 milioni di metri cubi e 70 milioni di metri cubi.

Diga di Beauregard

“Abbiamo iniziato i rilievi per valutare l’accumulo di acqua nella neve sulle dighe della Valle d’Aosta”, lo scrive Arpa su Twitter, sottolineando: “Dalle prime osservazioni, si conferma quanto prevedevamo: l’accumulo è decisamente sotto la media, al limite del minimo storico. Nel marzo scorso – si legge ancora – era emerso che la quantità di acqua conservata sotto forma di neve sulle montagne valdostane era ai minimi assoluti del periodo 2020/2022 e di circa 40/50% inferiore alla media”.

Franco Secchieri

L’allarmante realtà non stupisce Franco Secchieri, Geologo, Glaciologo, fondatore e responsabile scientifico del Servizio Glaciologico dell’Alto Adige: “Le due dighe valdostane si trovano nella stessa situazione di tutte le dighe dell’arco alpino”, spiega, esemplificando con il bacino della Marmolada: “Il lago di Fedaia sottende il bacino del ghiacciaio della ‘Regina delle Dolomiti’. Ghiacciaio destinato a sparire nel giro di un decennio”.

Apre una parentesi su una ‘pagina’ della sua vita di studente: “La mia tesi di laurea descriveva la storia del bacino artificiale del Careser, una delle più alte dighe delle Alpi, a 2.600 metri di altitudine. Dopo oltre 40 anni il ghiacciaio del Careser non esiste più”.

Ritorna sul tema della ‘vita’ delle dighe valdostane, laghi artificiali che alimentano centrali idroelettriche produttrici di una notevole quantità di energia elettrica.

Il problema non è soltanto paesaggistico – puntualizza – ma è, soprattutto, di disponibilità idrica per la produzione di energia e di irrigazione”.

Illustra un secondo scoglio insormontabile: il minimo deflusso vitale: “Le dighe non possono trattenere tutto il quantitativo di acqua, ma devono rilasciarne una quantità sufficiente per mantenere in vita la flora e la fauna del torrente”.

L’habitat di questi notevoli invasi sconvolto dai cambiamenti climatici e da una siccità senza precedenti. E le due dighe della Valle d’Aosta non sono estranee al dramma delle scarse precipitazioni e del ritiro dei ghiacciai.

Ancora Franco Secchieri: “I bacini sottesi dalle due dighe presenti in Valle d’Aosta sono glacializzati, ovvero in presenza di grandi masse gelate e si stanno consumando”. Conferma una previsione già anticipata in altre interviste sull’argomento: “Durante questa estate avremo una disponibilità di acqua inferiore alla norma con conseguenze preoccupanti. In primis, un consistente calo di produzione di energia idroelettrica”.

E, alla domanda ‘come è possibile sopperire’, sorride e afferma: “L’acqua che non c’è non si può creare. Una situazione che, da disastrosa quale è, potrebbe aggravarsi ulteriormente“, conclude il Geologo/Glaciologo Franco Secchieri.

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