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‘Il sentiero glaciologico della Val Martello’. Autori: Franco Secchieri e Pietro Bruschi

AOSTA – Settanta pagine di una ‘full immersion’ nella bellezza tenebrosa dei ghiacciai, nel fascino dell’alta montagna, di itinerari che consentono di scoprire e ‘vivere’ angoli di grande suggestione, a contatto diretto con gli abitanti della Natura.

Questa opera letteraria, scritta anche in lingua tedesca, dal Geologo, Glaciologo Franco Secchieri ripropone la tematica del primo libro, redatto nel 1998, in cui primeggia una iniziativa dell’autore: “Per la prima volta, in Italia, – spiega – ho ideato un sentiero didattico, utile per avere informazioni sulla storia dei ghiacciai e del clima, nella Val Martello. Chi lo percorreva, aveva l’opportunità di conoscere le caratteristiche climatiche del passato e, soprattutto, dell’estensione dei ghiacciai nell’ultima glaciazione, terminata dodici mila anni fa”.

Franco Secchieri

Il libro, di recente pubblicazione, ha un formato tascabile; una scelta voluta dagli autori per permettere a chi si addentra nel sentiero di consultare le peculiarità geografiche, storiche, naturalistiche.

In pratica – sottolinea il glaciologo Secchieri – è una sintesi del libro precedente in cui descrivo la storia del grande ghiacciaio alpino che terminava nella morena vicino a Verona“. Illustra altre peculiarità: “Da quell’area, il percorso risaliva verso il Lago di Garda e la Valle dell’Adige, per arrivare alla Val Martello. E’ la storia a ritroso per facilitare la conoscenza del paesaggio durante la glaciazione” sottolinea Franco Secchieri. Che, non a caso, si è avvalso dell’esperienza di Pietro Bruschi nella realizzazione del ‘libretto’.

L’amico Pietro è un Generale dellEsercito in pensione, istruttore di sci alpinismo, fondatore, nel 1990, del Servizio Glaciologico dell’Alto Adige e, dall’inizio del Terzo Millennio, coordinatore del Servizio Glaciologico”.

Fotografie, cartine geografiche, bacheche impreziosiscono questo saggio in cui il glorioso passato dei colossi di ghiaccio si ripresenta con il ‘volto’ di un inesorabile declino. Un ‘termine corsa’ a cui l’uomo è costretto ad assistere nella consapevolezza della sua impotenza.

A pagina 36 si legge: “La bellezza e il fascino dell’alta montagna sono un patrimonio di tutti, specialmente in un’area protetta. Si invita chi percorre l’itinerario a mantenere un comportamento rispettoso, soprattutto nei riguardi della flora e della fauna, a non uscire dall’itinerario segnalato e a non abbandonare rifiuti”.

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