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Il lupo ‘amico’ dell’uomo? Un legame possibile anche con la radiotelemetria

AOSTA – Da molti, troppi anni, la convivenza tra lupo e uomo è ritenuta pura utopia. Il trascorrere del tempo ha permesso di amplificare la coscienza umana nei confronti di un predatore fondamentale nell’ecosistema.

La atavica diffidenza del mammifero nei confronti della specie umana si è alleggerita nel corso dei secoli al punto da vederlo, sempre più, avvicinarsi ai centri abitati.

Per gli allevatori continua, in ogni caso, a costituire un problema di notevole entità. Le Regione Valle d’Aosta ha attivato sistemi di prevenzione degli attacchi senza riscuotere il successo sperato. Il lupo riesce a bypassare molte delle tipologie di strutture dissuasive, facendo strage di mandrie di greggi.

L’innovativo approccio per arrivare ad un equilibrio soddisfacente è l’utilizzo della radiotelemetria, dispositivo che permetterebbe di conoscere gli spostamenti del carnivoro, studiarli e avere importanti informazioni sulle sue abitudini. Strumento efficace, in particolare, con i lupi dispersi o confidenti o lupi in dispersioni e da utilizzare previa autorizzazione dell’Ispra.

Per quanto attiene ai lupi in branco – spiega Riccardo Orusa, Direttore Scientifico del Cermas e Responsabile della Struttura Complessa dell’Istituto Zooprofilattico Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta – è anche possibile l’uso del drone, video ad alta definizione per avvertire i residenti di centri abitati dell’avvicinamento dell’animale. Alcuni branchi – sottolinea il veterinario – hanno comportamenti abitudinari e marcano il terreno con l’urina. Delimitano, cioè, la zona a difesa del territorio” .

Riccardo Orusa

Puntualizza ancora Riccardo Orusa, membro del Board European Wildlife Diseases Associaton: “In ogni caso di predazione , gli studi genetici supportano allevatori e portatori di interessi per quanto attiene alle risposte necessarie. A condizione che i campionamenti eseguiti sugli esemplari predati, siano efficienti”.

Esemplifica, soffermandosi sul successo ottenuto con la sperimentazione in molte altre regioni. “Parliamo – dice – di tecnologie in uso possibile che consentono, con la opportuna dissuasione, di disincentivare o mitigare fortemente il mammifero”. conclude il dottor Riccardo Orusa, membro, inoltre, del Board Group d’Etude d’Ecopathologie de la Faune Sauvage de Montagne.

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