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“I miei dieci anni nell’inferno della droga e la rinascita a San Patrignano”

AOSTA – Quattordici anni, l’età in cui l’adolescenza ti avvolge nell’abbraccio delle sue incredibili, affascinanti contraddizioni: entusiasmo, delusione, felicità, tristezza, orgoglio, discrezione, onnipotenza, fallimento.

Ed è quest’ultimo passaggio che, con allarmante frequenza, segna il solco esistenziale di molti giovani. Ragazzi che nell’affacciarsi alla vita precipitano in situazioni estreme, insidiose, ma irresistibili.

E’ il baratro in cui è affondato, proprio a quattordici anni, Andrea Tozzo, 37 anni, nostro concittadino; uno dei sei ragazzi valdostani accolti e riabilitati nella Comunità di San Patrignano.

“E’ stata una libera scelta la droga – esordisce -. Ero già portato verso quel mondo. Lo consideravo la via giusta per richiamare l’attenzione. Una carenza avvertita con ansia. Una sorta di malcelata depressione. Rincorrevo l’autoesaltazione per sentirmi all’altezza di tutto, di tutti. Non mi sentivo mai al pari degli altri. Come i miei coetanei” .

Sensazioni, affanni, sfiducia e pesanti delusioni sfociati, in un ‘amen’, nell’ingresso di quel mondo guardato con incontenibile attrazione: la droga, l’unico sbocco intravisto dall’adolescente Andrea per equipararsi ai suoi coetanei.

Stavo molto bene nella fase iniziale – racconta -. Mi sentivo anch’io quel qualcuno che, da tempo, cercavo. Un benessere sopraffatto, da lì a poco, da un peso enorme, indomabile, ma, comunque, impossibile da allontanare”.

Lo sballo con la droga, la ‘Sirena’, per antonomasia, che ha polarizzato l’attenzione di milioni di cittadini di tutte le età e ceto sociale, a livello planetario. Persone lusingate dalla ‘polvere bianca’, in grado trasformarle in ‘zombie’, veri e propri morti viventi.

In quel periodo, Andrea Tozzo trova un lavoro in un’officina meccanica. Un ambiente famigliare, accogliente al punto che, quando i titolari percepiscono la situazione in cui si dibatte il giovane, si adoperano per aiutarlo. Si impegnano, soprattutto, per farlo ragionare. Ma la droga è più forte. Rappresenta l’unico obiettivo a cui guarda con bramosia.

A diciotto anni, Andrea abbandona casa, famiglia, lavoro e si rifugia in Francia. Un Paese a lui sconosciuto, ma foriero di nuove esperienze. Si catapulta nella devastante vita di strada.

I ragazzi della Comunità di ‘San Patrignano’

Continua il racconto: “A me interessava solo drogarmi. Spacciavo per per procurami l”eroina, soprattutto. Mi facevo, però, con qualsiasi cosa che potesse sballarmi. Sono andato due volte in overdose. Il ricovero in ospedale e il forte rischio di morire non hanno annullato il mio rapporto con la droga. Ho continuato, imperterrito”.

La svolta arriva quando Andrea si rende conto dell’immenso dolore arrecato ai suoi famigliari. Una disperazione vissuta nel silenzio, nell’impotenza dei genitori e nel pianto del fratello minore a cui è molto attaccato.

“Le sue lacrime hanno risvegliato in me il grande affetto che ho sempre nutrito per i miei famigliari e, quindi, ho cominciato a pensare di chiudere con questo mondo fatto di lusinghe disastrose, mortali”.

Un mondo effimero che il nostro concittadino abbandona, in via definitiva, l’11 novembre 2007, alle 13,30, giorno e ora dell’ingresso nella Comunità di San Patrignano, sulle colline riminesi, fondata da Vincenzo Muccioli nel 1978. Il giorno dell’avvio di un percorso che lo riabiliterà, in via definitiva, dopo dieci anni trascorsi nel tunnel delle sostanze stupefacenti.

“E’ stato molto difficile – ricorda Andrea Tozzo – Un percorso di uscita realizzato in vari ‘step’. Non c’è un periodo prestabilito. Ognuno ha la sua tempistica. L’importante è risorgere dalla schiavitù della tossicodipendenza”.

Una libertà riconquistata dopo quattro anni. Un ritorno a rivedere quelle stelle offuscate dall’ombra oscura degli allucinogeni.

L’agricoltura a ‘Sanpa’

Da tempo, Andrea Tozzo ha una compagna del tutto estranea da quell’ambiente. E’ felice. Ha riconquistato l’armonia interiore, il dialogo con la famiglia, la voglia di vivere. E, quindi, ha deciso di diventare un operatore della Comunità di ‘Sanpa’, la più grande d’Europa. Si occupa di avviare i ragazzi nel settore agricolo.

Un ‘pianeta’ immerso nel verde della Natura, baciato dal sole. Irrorato dal profumo di una vita libera dai lacci infernali delle sostanze psicotrope.

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