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Guerra: scorte al limite per l’olio di semi di girasole. Grave danno per la filiera agroalimentare

AOSTA – La chiusura dei porti ucraini di Mariupol e Odessa, strategici per il commercio via mare, costringe i consumatori a centellinare il consumo di olio di girasole, un alimento prodotto, nella quasi totalità, da Russia e Ucraina.

Il blocco dei due scali ha interrotto gli scambi di questi due Paesi, fornitori dell’industria europea, Italia compresa.

L’allarme viene lanciato da Assitol, l’Associazione Italiana dell’Industria Olearia, aderente a Federalimentare e Confindustria.

Carlo Tampieri, presidente del Gruppo oli di semi dell’Associazione, dichiara: “Questo conflitto sta nuocendo al nostro settore, oltre che ai consumatori, in quanto crea difficoltà per l’approvvigionamento di materia prima e, di conseguenza, penalizza l’attività delle singole imprese”.

Il girasole è la base indispensabile di numerose produzioni alimentari italiane, con un consumo annuo stimato in 770mila tonnellate. Un fiore impiegato, in termini consistenti, anche nell’ambito della ristorazione; settore in cui l’olio di girasole è preferito, in assoluto, per le fritture.

Dall’inizio del conflitto , nei porti ucraini sono ferme 50mila tonnellate di olio grezzo, atteso dal settore alimentare italiano.

Ancora Tampieri: “La situazione potrebbe complicarsi, in termini quasi irreversibili, se la guerra dovesse proseguire, poiché salterebbero le semine previste in primavera. Ma anche se cessasse, a breve, sarebbe, comunque, complesso il ritorno alla normalità. L’assenza di questo olio – conclude – sta devastando l’intera filiera agroalimentare”.

S.L.

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