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Ghiacciai Vda, glaciologo Smiraglia: “Prosegue inarrestabile la fase di regresso”

AOSTA – “Parliamo della continuazione di una fase cominciata a fine Ottocento – esordisce Claudio Smiraglia, Glaciologo, già docente Università degli Studi, di Milano, già Presidente del Comitato Glaciologico Italiano -. I ghiacciai valdostani stanno male e sono tutti in fase di regressione, in termini maggiori o minori”, sottolinea, delineandone le caratteristiche.

Glaciologo Claudio Smiraglia

Il ghiacciaio è un ‘corpo vivente’ che subisce variazioni conseguenti alle condizioni meteoclimatiche. Il ghiacciaio nasce, cresce e muore in funzione di quanto si nutre nella stagione invernale”.

Il nutrimento che deriva dalla quantità di neve e dall’acqua allo stato solido; in prevalenza neve invernale.

Nel webinar, in programma, domani giovedì 10 dicembre, alle 15, al Forte di Bard, esperti del settore illustreranno ‘I risultati delle ricerche e dei monitoraggi condotti nel 2020’. Parteciperanno, fra gli altri, la Fondazione Montagna Sicura, l’Arpa Valle d’Aosta, il Comitato Glaciologico Italiano, il CNR, docenti universitari.

Un seminario in cui si evidenzieranno, con particolare approfondimento, gli effetti climatici correlati allo scioglimento dei ghiacci.

L’innalzamento significativo delle temperature estive – riprende il glaciologo Smiraglia – consuma il corpo del ghiacciaio, amplificandone la fusione. I ghiacciai – specifica – reagiscono come gli esseri viventi“. Raffronta: “Come accade per le piante che, con il caldo, cercano spazi più freschi verso l’alto, così i ghiacciai si ritirano fino ad altitudini in cui le temperature consentono loro di vivere al meglio”.

Scende in dettaglio, portando, come esempio emblematico, il ghiacciaio del Miage, vetta del massiccio del Monte Bianco. “E’ un esempio, nell’arco alpino, in Europa. E’ un ghiacciaio coperto, nella quasi totalità, di detrito. Nell’area del laghetto, il detrito ha raggiunto uno spessore di due metri. E’ denominato ‘ghiacciaio nero. Il detrito – continua Claudio Smiraglia – riduce l’energia solare, riservando al ghiacciaio un certo benessere”.

il laghetto del Miage

Sottolinea il fenomeno contrario e la conseguente positività: “Quando il detrito è più fine, simile alla polvere, il calore non passa sotto il ghiaccio, assicurando un certo sollievo al colosso ghiacciato. In Valle d’Aosta, come nel resto del mondo, -informa – i ghiacciai sono quasi tutti neri“.

Il Miage è una cima delle Alpi che arriva a quote più basse in quanto protetto dalla copertura di sassi, così come il ghiacciaio della Brenva. “Sino a metà degli anni Duemila – puntualizza il glaciologo – era il ghiacciaio italiano che raggiungeva le quote più basse, quasi in prossimità dell’ingresso del Traforo del Monte Bianco. Il motivo è da ricondurre alla copertura di detriti nella parte inferiore. Ma, a differenza del Miage, aveva una colata molto ripida che, nel 2009, si è frammentata. Il ghiacciaio della Brenva non esiste più, come ghiacciaio unico. Esistono il ghiacciaio superiore, coperto di neve, la grande fascia di roccia e, sotto, la ‘lingua vecchia’, che non riceve più alcun nutrimento. Siamo, quindi, di fronte ad un ghiacciaio fossile”, conclude Claudio Smiraglia.

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