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Geenna, difensori Sorbara: “Trionfo del sospetto e del giustizialismo dell’Inquisizione”

AOSTA – “Una sentenza priva di luce, alimentata dal buio del sospetto”.

Raffaele Della Valle, uno dei legali di Marco Sorbara, condannato, ieri, nel primo grado giudizio del processo ‘Geenna’, a 10 anni di reclusione per ‘concorso esterno’ in associazione a delinquere, cita il titolo di un libro ‘La cautio criminalis’ “il cui contenuto – spiega – si basa su processi scontati, dove le parole pronunciate dall’imputato o dalla difesa vengono sempre interpretate in senso negativo. E’ una sentenza che fa riflettere. Siamo in una Italia dominata dal sospetto”.

Raffaele Della Valle

In collegamento telefonico, esprime il suo disorientamento con voce intervallata da toni accalorati e più pacati. Ed è con l’aplomb che lo contraddistingue che esprime un concetto emblematico: “Siamo di fronte al teorema di una giustizia che viaggia a fari spenti. Di una giustizia recepita dai Magistrati come la classica caccia alla streghe”.

Tiene a ricordare che Marco Sorbara, durante il suo mandato di assessore comunale alle Politiche sociali, ha scritto “una quantità abnorme di delibere. Per quale motivo non sono state esaminate?

Non nasconde il suo stato di agitazione, di profonda delusione per un processo “basato – affonda – sulla miseria. Svolgo la mia attività da cinquantasei anni, ma non ho mai assistito ad un processo di questo genere. Ad una sentenza dove alberga il buio, alimentato soltanto dal sospetto. Un processo anomalo, molto limitato, simile alla cultura della caserma. Con tutto il doveroso rispetto per la Giustizia, questo processo ci riporta ai tempi dell’Inquisizione“, ribadisce l’avvocato Della Valle.

Si sofferma sul procedimento processuale a carico degli altri imputati che “con la scelta del rito abbreviato hanno ottenuto le attenuanti generiche, seppure siano noti pregiudicati. Sono troppo amareggiato”.

Fra novanta giorni i legali potranno leggere le motivazione della sentenza. Faremo appello“, annuncia il legale di Marco Sorbara, difeso anche dagli avvocati Sandro Sorbara e Marco Bellora.

Vorrei citare una delle molte frasi celebri pronunciate dal mio amico Leonardo Sciascia: “La mafia si combatte senza marciarci sopra”. Parole illuminanti che contrastano con la cultura del sospetto in cui è affondato il processo ‘Geenna”, la chiosa finale dell’avvocato Raffaele Della Valle.

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