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‘Feudora’, droga: condannato a 5 anni Giuseppe Nirta, ‘vertice’ degli spacciatori

AOSTA – Sono comparsi, oggi, davanti ai giudici del Tribunale, di Aosta, gli imputati di spaccio di droga, arrestati durante il primo lockdown dai Finanzieri della Compagnia di Aosta, al termine di una circostanziata operazione, denominata ‘Feudora’, in quanto lo stupefacente, fatto arrivare dalla Calabria, veniva nascosto nel rione popolare Dora, alla periferia Est, di Aosta.

Lo spaccio era concentrato, soprattutto, su cocaina ed eroina; un giro di notevoli proporzioni che rendeva ai pusher una media di 70 mila euro al mese, secondo quanto hanno appurato gli investigatori attraverso pedinamenti e intercettazioni telefoniche.

Nell’operazione sono stati arrestati numerosi spacciatori che, secondo i finanzieri, erano coordinati, nella loro attività di cessione delle sostanze, da Giuseppe Nirta, 68 anni, originario di San Luca, residente ad Aosta, da molti anni.

foto degli arrestati

A quello che è stato considerato il ‘vertice’ della piramide dello spaccio sono stati inflitti 5 anni di reclusione e 18 mila euro di multa. Uguale pena al suo ‘secondo’ Giuseppe Ficara, 39 anni, abitante nel quartiere Dora. Condanne patteggiate.

Il giudice Davide Paladino ha accolto l’istanza del difensore Giuseppe Gallizzi concedendo, ad entrambi, gli arresti domiciliari.

Ha patteggiato anche la sorella di Ficara, Laura, 33 anni, condannata a tre anni di reclusione e 9 mila euro di multa. Un anno e cinque mesi e 900 euro di multa, per Massimo Penti, 49 anni; sua madre Adriana Chiambretti è stata assolta per non aver commesso il fatto.

Christian Brédy, 43 anni, di Sarre, è stato condannato a quattro anni e sei mesi di carcere e 18 mila euro di multa. Un anno e due mila euro di multa sono stati inflitti al 33enne Massimo Casone, mentre a Daniele Ferrari, 40 anni, un anno e quattro mesi e sei mila di multa. Tutti gli imputati hanno patteggiato la pena.

Quest’ultimo era stato fermato, a marzo, in pieno confinamento, alla guida di un’auto, sull’autostrada A5, in compagnia di Nirta. Durante un controllo, era stato scoperto, in un sacchetto nascosto nel portabagagli, un chilo di eroina e in un capannone in uso al Nirta erano stati rinvenuti numerosi oggetti preziosi, tra cui orologi d’oro di notevole valore.

In una delle intercettazioni, il 26 marzo, Nirta si era espresso con termini sibillini, ma compresi alla perfezione dagli investigatori: “Perchè adesso – diceva il ‘capo’ – essendoci la cosa, il virus, dobbiamo alzare il prezzo del vino bianco e del vino nero”, riferendosi, come hanno capito, senza difficoltà, gli inquirenti, all’eroina che, è stato, poi, appurato essere di pessima qualità. Eroina ‘catrame’, molto pericolosa per i tossicodipendenti.

A Giuseppe Nirta, pluripregiudicato e già condannato nell’ambito dell’operazione ‘Gerbera’, relativa ad un traffico internazionale di stupefacenti provenienti dalla Colombia, sono stati sequestrati, nel 2017, due appartamenti, a Quart, con relativi garage e terreni, di proprietà della sua famiglia. I beni sono entrati in possesso dell’Agenzia nazionale dei’ beni sequestrati alla criminalità organizzata’.

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