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“Voglio riabbracciare i mei tre figli sottratti con l’inganno”. L’urlo di dolore di Rita Henchoz

AOSTA – Lottare per vivere. Vivere per lottare. E’ il filo conduttore che ha accompagnato, dall’età di 25 anni, Rita Henchoz, 57 anni, una nostra corregionale. La sua è una storia che si prefigge di divulgare, non solo, in anteprima, su Voxpublica.it, ma anche in TV.

E’ la storia di una madre che sta lottando, da tempo inimmaginabile, per rivendicare il diritto a riabbracciare i suoi tre figli sottratti a mamma e papà con l’accusa di violenza sessuale, una turpe infamia rivelatasi del tutto infondata. Una ‘Bibbiano’ di casa nostra che risale agli anni Ottanta/Novanta.

La battaglia di mamma Rita, ex operatrice turistica, ha un tragico inizio “ma non avrà mai fine finché sono viva – giura a se stessa -. Ho il diritto di riabbracciare i miei figli che non hanno mai chiesto di mamma e papà perché li hanno plagiati, facendo loro il lavaggio del cervello”.

Marilyn, Noemi e Joey hanno, oggi, rispettivamente 31, 30 e 26 anni e, dalla prima infanzia, sono stati dati in adozione. Figli inghiottiti nello sconfinato universo dell’oblio. La vita di una madre e di un padre stravolta da un’ingiustizia fra le più devastanti.

Per un lungo periodo i servizi sociali mi hanno seguita in maniera marginale – riprende mamma Rita -. Ora, si sta occupando di me un’assistente sociale che mi sta dimostrando un grande impegno. Un encomiabile desiderio di porre fine alla mia odissea di madre e di donna. Ho diritto di riabbracciarli e di raccontare loro la verità sul nostro angosciante e ingiusto distacco”.

Un ‘film’ dell’orrore che ha sconvolto questa donna, abbandonata, negli ultimi tempi, anche dalla salute, dall’assenza di un lavoro stabile, ma non al punto di scardinare la sua forza nel continuare a lottare. La speranza di porre un punto fermo alla sua esistenza , scandita da una beffarda incertezza nel domani, è sempre concentrata sul pensiero dei suoi tre figli. E’ angosciata, certo. Ma, tutt’altro che rassegnata ad arrendersi ad un destino avverso. Vive con un assegno di disoccupazione e abita da alcuni giorni, al Foyer de Charité, delle Suore di San Giuseppe, ad Aosta.

In carrellata visiva ripensa ai suoi tre gioielli: “Una vive all’estero e l’altra a Bra. Di mio figlio ho perso le tracce. Non finirò mai di ringraziare Don Brizio Arlian, un sacerdote salesiano che mi ha offerto un aiuto spirituale e anche economico. Vorrei raccontare la mia storia nel programma televisivo ‘C’é posta per te’. Forse, riuscirò a sapere dove sono i miei figli. Voglio, soprattutto, scoperchiare il ‘Vaso di Pandora’ per arrivare a conoscere tutta la verità e per raccontarla a Marilyn, Noemi e Joey. Devono sapere chi sono i loro genitori. Le turpi menzogne inventate per strapparli al nostro affetto. Non riusciranno mai a fermarmi”, scandisce questa donna senza sorriso, ma con occhi colmi di ardore, di una forza che soltanto una madre disperata può trasmettere.

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