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Discoteche, Franco Napoli: “La riapertura? Un’illusione effimera e senza futuro”

AOSTA – La musica è, di nuovo, finita e le luci si sono spente per la seconda volta, in pochi giorni. L’illusione agrodolce dei titolari delle discoteche e dei frequentatori si è trasformata in una battuta di arresto che, mai come questa volta, si dibatte in un futuro incerto.

L’emergenza Covid, causa prioritaria della chiusura dei luoghi caratterizzati da assembramenti, ha coinvolto le discoteche in termini pesanti. Il riavvio dell’attività aveva, in ogni caso, riportato l’entusiasmo fra i giovani e riacceso il sorriso dei proprietari. Con il riacutizzarsi del contagio il mondo della musica notturna è ripiombato nel dramma di un secondo atto senza certezze.

Franco Napoli, storico gestore di discoteche, non si lascia travolgere dalla delusione, ma dallo stupore di decisioni governative prive di logica imprenditoriale: “Non è stata ponderata la riapertura al termine del lockdown e, adesso, ci troviamo con una chiusura quasi scontata, anche se anomala”.

I giovani? Nessuna accusa verso chi usufruisce di ciò che viene loro offerto. Hanno riaperto le discoteche? Molto bene. I ragazzi si riappropriano del loro ambiente, rivedendo amici e amiche ‘dimenticati’ per un trimestre. Gli assembramenti? Ovvi come il sorgere del sole e, quindi, l’interrogativo è conseguente: perché hanno spalancato porte e portoni, pensando ad incontri a distanza?

I contatti ravvicinati è logico che ci siano in ambienti in cui primeggia la socializzazione – confuta Napoli -. E, quindi, mi chiedo, anche a nome dei miei colleghi, il motivo di questo riavvio illusorio, seguito da uno ‘stop’ quasi immediato. Ma, se l’iniziativa del governo è mirata a preservare la salute, come è giusto che sia, lo stesso governo dovrebbe pensare a sostenere i titolari nel pagamento degli affitti, innanzitutto. Siamo stati lasciati, per la seconda volta, da soli a gestire questo nuovo ‘vuoto’“, sottolinea.

Ribadisce l’inutilità dei “grandi proclami”, riportando l’attenzione sul tracollo del settore. “Con tutto il rispetto che merita la salvaguardia della vita, denuncio la morte del nostro settore”, la chiosa conclusiva di Franco Napoli

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