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Dilemma mascherine, virologo Tarro: “Cautela, non ossessione”

AOSTA – “Il coronavirus Sars CoV2 è, ormai, privo di quella carica virale idonea a originare una nuova pandemia”.

Premessa del Professor Giulio Tarro, virologo, candidato al Nobel, nel 2015, Direttore emerito del reparto Malattie Infettive dell’Ospedale Cotugno, di Napoli. Una prefazione che include il tema del momento, una problematica socio-sanitaria che, ha quasi offuscato l’emergenza sanitaria con tutto ciò che ha comportato.

il virologo Giulio Tarro

Parliamo del dilemma delle mascherine, del loro utilizzo o del loro abbandono definitivo. Una realtà che sta dividendo il mondo della Sanità pubblica e privata. Un interrogativo a cui diventa difficile rispondere, considerato che l’agente patogeno causa della pandemia è ancora in circolazione in tutti i Paesi del mondo.

Alla domanda risponde il Professor Tarro: “Le mascherine chirurgiche, al pari di una qualsiasi sciarpa o foulard, non sono utili a ripararci dai molteplici virus presenti nell’atmosfera, ma, al pari di qualsiasi sciarpa o foulard, rallentano il getto delle goccioline emesse mentre si parla. Goccioline che – si sofferma – se provengono da un soggetto infetto, contengono l’agente patogeno e possono causare il contagio. Le mascherine chirurgiche, quindi, si rivelano utili, non indispensabili e, soprattutto, non devono diventare un’ossessione”. Specifica con maggior enfasi: “Il loro utilizzo può contribuire ad evitare ulteriori spargimenti di virus. Punto. Non risolvono la problematica sanitaria”.

immagini del coronavirus Sars Cov2

Raccomanda, per contro, di indossarle nei luoghi pubblici, sfatando informazioni fuorvianti: “In una cena fra amici si devono dimenticare, in quanto si è fra persone conosciute e, quindi, in un contesto di massima sicurezza”.

Nota dolente: le previsioni secondo cui, in autunno, potrebbe riaffacciarsi il coronavirus in tutta la sua forza. L’argomento sta dividendo il mondo scientifico. Non solo. Sta allarmando molti cittadini già sconvolti dalla drammatica emergenza presente in altri Continenti. Dall’America, all’Asia, all’Africa. Stravolgono, poi, l’epidemia dilagata nei Balcani e la conseguente, elevata migrazione verso l’Italia.

Un vero rovello scardinato dalle affermazioni rassicuranti del virologo Giulio Tarro: “Non ritengo sussistano i presupposti di un ritorno prepotente del virus. Anzi – rafforza – prevedo proprio la fine del contagio. Per un semplice motivo. Il trascorrere dei mesi ha garantito la prevalenza di una popolazione ormai immune e non più propagatrice di infezione”.

Riflette alcuni secondi necessari per non azzardare una sfida ad un nemico potente, molto più insidioso di quanto si sapesse agli esordi. Un ‘mostro’, invisibile e sconosciuto in grado di provocare, senza freni, anche gli Scienziati di fama internazionale.

Abbiamo vinto la sfida – sorride il professor Tarro -. Qualora si dovesse ripresentare, ma, comunque mai con la stessa carica virale, abbiamo tutti gli antidoti adeguati ad affrontarlo ed annientarlo.”

Una profilassi somministrata sin dai primi giorni, quando molti medici avevano notato l’insorgere di polmoniti resistenti a qualsiasi terapia.

Oggi – riprende Giulio Tarro – non permetteremmo alla patologia di evolversi, ma la bloccheremmo con le terapie rivelatesi molto efficaci. L’idrossiclorochina e il farmaco antimalarico. E, qualora fosse necessario, anche profilassi con antibiotici e con la trasfusione del plasma delle persone guarite”.

Non nasconde la sua soddisfazione nell’essere stato fra gli scienziati che ha contribuito a raggiungere un altro obiettivo sanitario altisonante. E’ opportuno, in ogni caso, ricordare come il professor Giulio Tarro sia stato, anni fa, lo scopritore del virus della bronchiolite, il ‘male oscuro’ che colpiva, soprattutto i bambini e del colera, gravissima patologia, contagiosa, provocata da un batterio che ha causato numerosi decessi. Infezioni insorte, in particolare, a Napoli. Il professor Tarro è stato anche fra i protagonisti del pool di ricercatori del trattamento terapeutico misto per la cura dell’Aids.

Traguardi pregevoli, incentivanti per un eminente rappresentante della Scienza medica mondiale che, oggi, può annoverare il successo conseguito in un’altra esaltante esperienza.

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