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‘Dana, la moldava’: titolo del libro che, domani, verrà presentato alla Cittadella dei giovani

AOSTA -‘Questa è la storia di uno di noi…’, l’incipit di uno dei brani musicali di punta, di Adriano Celentano. La Storia, Maestra di vita, si ripete, con connotati planetari, superando ogni confine, in un insieme di sconfitte e vittorie, di delusioni e di gratificazioni, con la mente rivolta ad uno degli obiettivi prioritari per qualsiasi essere umano: migliorare la propria vita, abbattendo le colonne granitiche di un Destino avverso.

Dana, la moldava’ è il titolo di un libro autobiografico, in cui Dana Petcu, la protagonista, racconta i passaggi della sua vita nel Paese di origine, la Moldavia e nello Stato che l’ha accolta, l’Italia: vicissitudini, sofferenze, impegno, riscatto. Il libro, curato dalla scrittrice valdostana Margherita Barsini, verrà presentato, domani 16 ottobre, alle 17, nella Cittadella dei giovani, in via Garibaldi, 7.

Saranno tre incontri pubblici per presentare un’opera letteraria in cui si riflette la forza di molte donne costrette ad abbandonare il loro Paese per cercare una vita degna di essere vissuta. Non solo per loro, ma per i figli, innanzitutto, per i famigliari e per chi desidera lasciarsi alle spalle un’esistenza marchiata a fuoco dalla povertà.

L’incontro di domani è proposto dall’Associazione ‘Savoir&FaireVd’A’, il cui presidente Stefano Ghidoni, psicologo, è uno dei relatori. Anticipa un commento mirato a coinvolgere i cittadini aostani che, in più occasioni, hanno dimostrato una ammirevole sensibilità nell’accogliere il ‘mondo’ dei poveri, ma ricchi di dignità.

“Siamo nei primi anni del Duemila – dice Ghidoni – quando Dana lascia la Moldavia e arriva in Italia. I lettori potranno immergersi nel racconto delle traversie esistenziali di questa giovane donna per la quale l’ingresso nel terzo Millennio coincide con il primo lavoro di badante di persone anziane. Occupazione che le permette di ‘demolire’ una parte significativa del muro di precarietà. E’ una storia simile a quella di molte migliaia di immigrati la cui condizione di povertà viene alleggerita anche dalla solidarietà di molti italiani, popolo accogliente, per antonomasia”.

associazione presieduta da Stefano Ghidoni

Dana rappresenta un ‘faro’ a cui riferirsi per illuminare i giorni bui di un’esistenza a tinte fosche da cui è riuscita ad emergere. La Valle d’Aosta le ha garantito il riscatto sociale, diritto inalienabile di ogni persona. Da tempo, si occupa di lavori domestici, a Gressoney St. Jean. Non solo. La Valle d’Aosta le ha riservato anche la gioia di incontrare l’amore della sua vita, suo marito.

Felicità raggiunta con lo slancio dell’ottimismo e della fiducia in se stessi. Ponendosi obiettivi e anche affidando ad una semplice penna il racconto di un ‘ieri’ affondato dall’evolversi delle situazioni. Non a caso lo psicologo Ghidoni tiene a focalizzare come descrivere in un libro le proprie sofferenze sia stata per Dana una vera e propria cura. “La narrazione delle proprie avversità costituisce sempre un’ottima terapia per la mente, liberata dai fantasmi di un passato, ormai, lontano”.

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