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Covid, Vincenzo Raso: “Il virus attacca il corpo e devasta la mente”

AOSTA – “Sono guarito. Sto bene. Ma non potrò mai dimenticare questa esperienza devastante che sconvolge moltissimo a livello psicologico”.

Vincenzo Raso, 70 anni , di Aosta, agente della Polizia Locale, in pensione, non riesce, ancora oggi, a capire come e dove possa aver contratto il coronavirus. “Sono stato chiuso in casa per dieci giorni. Forse – ipotizza –ho toccato qualche cosa di infetto”. Si ritiene, comunque, fortunato di essere stato contagiato in maniera abbastanza lieve e di non aver avuto conseguenze irreparabili.

Vincenzo Raso

I polmoni non hanno subito danni“, sottolinea. Una disavventura che, tutto sommato, si è risolta in tre settimane senza strascichi permanenti.

Siamo al 13 dicembre dello scorso anno. Quella mattina Vincenzo Raso esce per la solita passeggiata con gli amici. Avverte un leggero malessere alle gambe. Nulla di preoccupante. Si ferma pochi istanti e, poi, riparte.

Un amico – racconta – si accorge che qualcosa non va e mi riaccompagna a casa. La sera, poco dopo essere andato a dormire, mi alzo e mi cedono le gambe. Cado come un sacco vuoto. Mi rialzo subito e mi sento bene. Mia moglie, però, chiama il 118 che mi trasporta al Pronto Soccorso dove mi viene fatto il tampone. Risulto positivo”.-

Il ricovero è immediato, nonostante Raso si rifiuti e dica di voler tornare a casa. Lo convince il medico del Pronto Soccorso. Al ‘Parini’ rimane tre giorni; poi, viene trasferito all’ospedale da campo per tre settimane .

Nonostante la situazione – riprende Vincenzo Raso – ho un ricordo bellissimo. Un’accoglienza e un’assistenza meravigliose. Ringrazierò sempre gli operatori sanitari e gli infermieri per la loro gentilezza, la loro grande umanità. Ma non riesco a reagire. Non ho voglia di niente. Mille pensieri mi passano per la testa. Uno degli infermieri, in particolare, mi incoraggia in ogni modo. Mi fa addirittura la barba. Dopo alcuni giorni riprendo a sorridere“. Aggiunge: “Comincio anche a camminare nell’anello interno del tendone. Tre, quattro chilometri al giorno per tenermi in forma, il più possibile”.

Un episodio lo sorprende, in maniera particolare. “Un infermiere che aveva contratto il virus stava per essere dimesso, ma si è autoricoverato per stare con noi. Come si possono dimenticare persone così”, esclama Vincenzo Raso. Che, prima del commiato, tiene a dichiarare: “Domani farò il tampone di controllo al drive in dell’ospedale da campo. Spero tutto bene. Avrò l’occasione di rivedere quelle meravigliose persone che mi hanno assistito”.

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