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Covid: la medicina tradizionale rivolge lo sguardo alla fitoterapia per la cura del CoV-Sars-2

AOSTA – L’Artemisia, erba considerata magica e usata, da duemila anni, in Cina per curare varie malattie, tra cui la malaria, sta suscitando l’interesse della classe medica internazionale quale possibile rimedio per la cura della gravissima infezione polmonare provocata dal Sars-CoV-2.

Fra le prime sperimentazioni, a livello mondiale, emerge il test avviato dal presidente del Madagascar Andry Rajoelina, Paese in cui la situazione finanziaria disagiata riflette una Sanità ai limiti.

L’impellenza di curare la popolazione con costi contenuti è alla base di questa ricerca fitoterapica approvata nell’isola a Est del Continente africano. Ma, ad oggi, non è ancora possibile annunciare certezze, secondo quanto divulgato dall‘Organizzazione Mondiale della Sanità.

Come si declinano gli eventuali benefici di questa famiglia di piante medicinali?

Il principio attivo dell’Artemisia, l’artemisinina, agisce con buona efficacia contro la malaria, patologia provocata dalla zanzara del genere Anopheles; malattia, peraltro, fra le resistenti alla clorochina.

In laboratorio, la validità del principio attivo è stata approvata dagli scienziati tedeschi e danesi. Professionisti che intendono avviare, a breve, la sperimentazione sull’uomo, seppure non siano state ancora evidenziate procedure di valutazione relative alla capacità antivirale dell’artemisinina.

Le tisane preparate con questa erba sono un rimedio naturale che affonda le radici nell’antico sapere degli Orientali. L’Occidente del mondo esprime massima cautela, non negando, per contro, la sperimentazione.

Una maggiore propensione all’utilizzo di questa pianta la dimostrano Virologi e Infettivologi che, seppure non attendano risultati definitivi, non rifiutano di affiancare le terapie classiche a rimedi derivati da queste piante medicinali.

Il coronavirus, considerato, ormai, fra i mali del secolo, potrebbe avere un’ulteriore arma in grado di sconfiggerlo. Nessuna speculazione, ma il desiderio degli scienziati di annullarlo o di ridurlo alla stregua di una semplice affezione polmonare, guaribile con estrema facilità antibiotici.

Sogno a cui mira Silvia Magnani, Infettivologa dell’ospedale regionale ‘Parini’: “Gli effetti benefici dellArtesunato, derivato sintetico dell’Artemisinina, risiedono nell’attività antinfiammatoria, poiché riduce la secrezione di interleuchina 6, di interleuchina 1, di tumor necrosis factor. Parliamo, in sintesi – specifica la dottoressa – di citochine che mediano l’infiammazione a livello sistemico e anche polmonare”.

La cura, a 360 gradi, del coronavirus continua ad essere considerata una ‘mission impossible’ per l’assenza di terapie risolutive, come conferma l’Infettivologa: “Non abbiamo, ad oggi, terapie contro il virus, ma contro la cascata infiammatoria provocata dal virus. Riusciamo a limitare gli effetti patologici, ma non a bloccare il suo ingresso nelle cellule. Ingresso che, al contrario, viene impedito grazie agli anticorpi prodotti dal vaccino. Non appena avremo evidenze concrete di studi scientifici, non esiteremo ad utilizzare l’Artemisia insieme con le terapie tradizionali”, assicura la dottoressa Silvia Magnani.

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