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Covid: i cambiamenti epocali della Chiesa. Confessione nelle sacrestie

AOSTA – La pandemia ha modificato anche il ‘volto’ della Chiesa. Modifiche di notevole importanza rese indispensabili per consentire di salvaguardare la Fede a chi, fino all’esplosione epidemiologica, ha osservato con grande devozione.

Nei Sacramenti di prioritaria importanza , ma con una nuova espressione, si inserisce la Confessione che, in tempo di Covid, è impossibile per i malati in isolamento o in quarantena preventiva.

Il Sacramento della Confessione non è cambiato, sono cambiati gli spazi – dichiara Don Aldo Armellin, parroco di Sant’Orso -. In sostituzione dei tradizionali confessionali in cui non è possibile osservare le distanze prescritte dal Ministero, abbiamo riservato la sacrestia grande per permettere a chi vuole confessarsi di poterlo fare nella riservatezza e con la sicurezza sanitaria prevista. In questo locale, oltretutto, è possibile osservare il distanziamento sociale richiesto, permettendo, nel contempo, di celebrare il Sacramento di penitenza e riconciliazione”.

Il lockdown ha acuito la solitudine di molte persone. Anziani, soprattutto, per i quali il dialogo con i sacerdoti si rivela un’àncora di salvezza non soltanto spirituale.

“Per consentire il proseguimento della Confessione – fa sapere Don Armellin – dedichiamo due giorni alla settimana. Il martedì e il venerdì, dalle 9 alle 10.30. Il Covid non ha, comunque, causato un calo delle Confessioni. La diminuzione dell’afflusso riguarda, in generale, la Chiesa nel suo insieme. Ma, mai come in questo periodo, le persone hanno una grande necessità di dialogo, di confronto e di consolazione”, sottolinea Don Aldo Armellin, puntualizzando come, al termine del Sacramento, l’atto penitenziale “non sempre coincide con la recitazione di preghiere. Sovente si invita la persone a compiere gesti caritatevoli, di dedizione verso chi soffre”, informa.

Il Sacramento della Confessione rimane, comunque, un ostacolo insormontabile per i cittadini in isolamento o in quarantena preventiva. E ai malati in punto di morte, i sacerdoti rispondono con una assoluzione collettiva’, impartendo la benedizione all’ingresso dei reparti ospedalieri.

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