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Covid, Agenas gela le speranze di ripresa della Valle d’Aosta: “I numeri sono da ‘zona rossa’”

AOSTA – Ad un giorno dall’ingresso in ‘zona arancione’, i cittadini valdostani intravvedono già la ‘zona rossa’. Un orizzonte cupo prospettato da Agenas, l’Agenzia Nazionale Servizi Sanitari che evidenzia come i due valori prioritari per evitarla siano stati superati: il 24% di pazienti Covid in Terapia Intensiva (10% il massimo) e il 69% nei reparti ordinari (15% il massimo). Cifre che non permettono di escluderla.

La preoccupazione delle istituzioni è a livelli altissimi. Il Presidente della Regione alpina Erik Lavevaz non usa mezzi termini per descrivere l’atmosfera in cui si stanno dibattendo abitanti, imprenditori, commercianti, operatori turistici: “Sarebbe una vera catastrofe. Dovremmo chiudere gli impianti di risalita e cancellare la stagione invernale proprio nel momento in cui c’è una ripresa. Chiederemo di rivedere il bollettino quotidiano Covid – sottolinea -. Degli attuali otto pazienti in Terapia Intensiva uno è ricoverato per un politrauma. Nulla a che vedere con il contagio da Covid“.

Il timore di nuove chiusure avvolge la Valle d’Aosta in una soffocante incertezza. Impensabile un altro lockdown. L’economia, già arrivata ai limiti, sprofonderebbe in un baratro senza risalita. Lo stato di emergenza è stato prorogato al 31 marzo 2022. Ma, per alcuni settori è già ‘zona rossa’; in primis, discoteche, sale da ballo e da intrattenimento. Locali per cui la chiusura è prevista fino al 31 gennaio 2022. L’ingresso sarà consentito con Green pass rafforzato e tampone negativo fatto nelle precedenti 48 ore (può essere molecolare o antigenico).

La Regione più piccola d’Italia sta vivendo in un continuo alternarsi di speranze e delusioni. L’incidenza contagi è la più alta del Paese, in proporzione alla densità di popolazione. Travolta dal numero dei nuovi contagi. Penalizzata dai molti valdostani non vaccinati per scelta o impossibilità.

Dall’attenta analisi dei dati relativi ai ricoveri – puntualizza il Presidente Lavevaz – emerge un dato inconfutabile: della totalità dei positivi curati nel nostro nosocomio, la stragrande maggioranza o non è vaccinato oppure è vaccinato in maniera inefficace. Colpisce, poi, – rincara – che quasi tutti i pazienti Covid in Terapia Intensiva non abbiano ricevuto il vaccino”.

Ribadisce, in conclusione che “la scelta di pochi di non vaccinarsi può avere gravi conseguenze per tutti. La situazione ospedaliera sarebbe totalmente diversa se tutta la popolazione fosse vaccinata”.

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