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Covid-19: nuova variante Delta presente in Vda, ma non si hanno ancora numeri certi

AOSTA – E’ sotto i riflettori dell’Organizzazione Mondiale della Sanità la nuova mutazione della variante Delta del virus Sars-CoV-2. Viene connotata con la sigla AY.4.2 ed è già comparsa in molti Stati europei, fra cui l’Italia con un totale di contagiati intorno alle quattromila unità, stando alle statistiche elaborate dagli Scienziati.

Il nuovo ‘volto’ della variante Delta sta circolando anche in Valle d’Aosta, ma non è ancora stato possibile stilare percentuali.

Non mi preoccupa nelle persone vaccinate, tra cui si diffonde meno e a cui causa quadri clinici più blandi. Mi preoccupa, al contrario, nei non vaccinati tra cui si diffonde in termini molto efficaci e può causare quadri clinici gravi”.

Silvia Magnani

Silvia Magnani, Infettivologa, Direttrice della Struttura Semplice di Infettivologia dell’ospedale ‘Parini, ribadisce l’impossibilità, ad oggi, di diffondere dati nel merito e spiega: “Non è possibile conoscere dati statistici in quanto il periodo di isolamento avviene all’ospedale di Torino e l’esito richiede diversi giorni”.

Continuano a rimbalzare, in primo piano, il beneficio e l’urgenza di garantirsi l’immunizzazione contro questo virus, ancora lontano dalla ‘resa dei conti’. La situazione italiana è fra le migliori del Vecchio Continente e la Valle d’Aosta risulta Regione a rischio basso di contagi; traguardi raggiunti grazie all’impostazione di una campagna vaccinale basata sull’informazione.

Franco Locatelli

L’obbligo del vaccino ha perso i caratteri della certezza, assumendo quelli del forse, come comunica Franco Locatelli, medico, Presidente del Consiglio Superiore di Sanità e coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico.

“Non è più così scontato l’obbligo della vaccinazione – dichiara -anche perché siamo riusciti ad impostare una campagna vaccinale convincente e persuasiva che ha fatto largamente breccia e ha permeato le coscienze di tanti cittadini”.

Rimane, comunque, un buon margine di possibilità “qualora ve ne fossero le indicazioni e gli estremi – sottolinea Locatelli-. Casi in cui si potrebbe riconsiderare l’obbligo”.

E, in relazione ai dati pandemici nazionali puntualizza: “I numeri dicono che non abbiamo pagato un prezzo alla riapertura. La situazione italiana è largamente più favorevole, in termini di circolazione virale, di quella presente in Gran Bretagna e in Germania”.

Ma, di fronte a questa realtà sanitaria incoraggiante, il Presidente del Consiglio Superiore di Sanità non demorde nell’invitare la popolazione a vaccinarsi; “E’ vero – ricorda Franco Locatelli – che siamo all’86% di cittadini coperti con una dose e all’82% con due, ma le persone che mancano devono imparare a volersi bene, perché vaccinarsi significa volersi bene e volere bene anche agli altri”.

Vaccino e attenzione ai comportamenti. “Raccomando di continuare ad osservare le regole fondamentali anti contagio, mantenendo il distanziamento interpersonale, usando la mascherina e igienizzando, in maniera frequente, mani e ambienti“, conclude il coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico.

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