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Covid-19: il ‘popolo’ dei contrari al vaccino. Irresponsabilità o approfondita informazione?

AOSTA – La contrarietà al vaccino anti Covid-19 espressa, a chiare lettere, da seimila valdostani, non sorge in un attimo, né si manifesta per caso.

Il ‘no’ alla somministrazione vaccinale può essere correlata a esperienze negative vissute dalla persona, da conoscenti, da amici. Il rifiuto non è, quasi mai, privo di motivazioni plausibili, tanto più in questa pandemia in cui la mortalità ha raggiunto, nel mondo, numeri elevatissimi, inaspettati. Numeri diffusi con cadenza quotidiana e che, quindi, amplificano la consapevolezza dei cittadini sulla gravità dell’infezione da Sars-CoV-2.

I vaccini, nel tempo, hanno impresso una svolta decisiva nella scomparsa di molte malattie mortali o invalidanti. Una per tutte: la poliomielite, la febbre che ha reso invalidi, a vita, milioni di persone. E’ soltanto grazie al vaccino se, da molti anni, questa patologia è stata sconfitta.

Lo scopritore, il virologo polacco Albert Bruce Sabin, l’ha realizzato nel 1957, è stato approvato nel 1962 e inoculato, a livello mondiale, nel 1963; reso, poi, obbligatorio nel 1966. Anni di studi, sperimentazioni, test che hanno garantito l’efficacia e la quasi totale assenza di effetti collaterali di questa profilassi.

Realtà prioritarie che, nei vaccini anti Covid-19, si misurano in mesi. E’ pur vero che la Scienza e i finanziamenti pubblici a sostegno della Ricerca hanno assunto dimensioni abnormi rispetto a quegli anni, ma la diffidenza sorge dopo le conseguenze, anche mortali, determinate da alcune tipologie di questi vaccini. Secondo i medici, i decessi sono stati provocati da altri malattie pregresse. I dubbi rimangono e sono più che legittimi.

Guido Giardini, neurologo, Direttore sanitario dell’Usl, dichiara: “Un po’ sono persone contrarie ai vaccini. Andrebbero ripescate. Noi – sottolinea – stiamo facendo dei comunicati continui per provare a convincerli a riprenotarsi”. Ricorda l’open day del 29 giugno con Janssen per gli ultrasessantenni che, però, ha avuto un’adesione scarsa, meno di cento persone.

“L’idea – riprende Giardini – è di lanciare una nuova adesione per martedì prossimo (domani 6 luglio ndr). Abbiamo circa tremila dosi di J&J”.

“Tendenzialmente – continua il dottor Guido Giardini – chi vuole vaccinarsi anticipa la prenotazione sul portale. I giovani danno una buona risposta. Alcuni che avevano la prenotazione a fine luglio e metà agosto, hanno anticipato in questi giorni. C’è, invece, una quota di persone ultracinquantenni che non si sono confermate”.

Il dottor Pasquale Mario Bacco, medico legale e ricercatore, da 25 anni, sul virus dell’HIV, risponde al telefono dal suo studio, a Bari: “Il problema non è il vaccino, ma questo vaccino”. Spiega in dettaglio: “Il Covid è un virus RNA e, da che mondo è mondo, lo dice la Scienza e non io, i virus RNA sono geneticamente modificabili. Anche questa volta è accaduto. Allora il vaccino non serve, è inutile. Meglio potenziare le cure”.

Dottor Pasquale Mario Bacco

Cita paragoni emblematici: “Contro l’HIV, l’epatite C, la legionella che è un batterio, mai si è fatto un vaccino. Per quale motivo tutta questa frenesia verso il vaccino del Covid?”. Profilassi che definisce “acqua di fogna, per, poi, attenuare l’espressione, asserendo che la sua è una “provocazione”.

A chi gli fa notare le sanzioni previste contro i medici contrari al vaccino risponde: “Si tratta di sanzioni blande. Trovo, inoltre, incredibile che si sanzioni chi esprime liberamente il suo pensiero. La sanzione può valere solo quando si commettono fatti penalmente illeciti, non per opinioni, discutibili quanto si voglia, ma sempre libere. Contesto l’obbligo vaccinale”, conclude il dottor Pasquale Mario Bacco.

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