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Covid-19: il gruppo sanguigno può condizionare la facilità al contagio? La risposta degli scienziati

AOSTA – E’ frenetica la corsa di scienziati e ricercatori nell’acquisire un bagaglio di informazioni, il più dettagliato possibile, relativo alle caratteristiche di questo viru: la Sars- Cov-2 che, nei primi mesi, ha causato un numero ingentissimo di decessi, nel mondo. Pandemia che si è ripresentata in tutta la sua gravità, trovando, però, la classe medica più preparata e in grado di bloccare o attenuare, sul nascere, le drammatiche conseguenze dell’infezione.

Sin dagli esordi della malattia polmonare, gli scienziati hanno notato che il gruppo sanguigno zero può allontanare e, in alcuni casi, azzerare il contagio da coronavirus. Oppure, qualora insorgesse l’infezione, si presenterebbe, comunque, in maniera meno grave, guaribile in tempi ridotti.

Gli stessi scienziati si sono accorti che anche il gruppo B può conferire una certa protezione dalla polmonite interstiziale. Studi e ricerche che permettono a chi ha ricevuto questo ‘dono genetico’ di vivere in maniera meno angosciante la seconda, dilaniante ondata del coronavirus. La stima complessiva degli studiosi è, quindi, la seguente: i pazienti Covid con gruppo sanguigno A o AB corrono maggiore rischio di essere sottoposti a terapie più invasive, nel caso contraggano l’infezione, rispetto a quelli con gruppo zero o B.

I luminare della Scienza tengono, comunque, a sottolineare, come la ricerca sia soltanto agli albori e che i gruppi sanguigni menzionati e ritenuti più favorevoli non conferiscano l’assoluta immunità, ma offrano soltanto una maggiore protezione. Le precauzioni dettate dal governo devono, quindi, essere seguite con il massimo scrupolo.

Non è concessa alcuna trasgressione, considerata l’aggressività con cui si è ripresentato il virus e l’aumento esponenziale dei contagi e dei decessi a livello mondiale.

Invita alla massima cautela anche il Professor Giulio Tarro, virolgo, Direttore emerito del reparto di Virologia dell’Ospedale Cotugno’ , di Napoli e candidato al Premio Nobel, nel 2015. Contattato via telefono nel suo studio, della città capoluogo partenopea, dichiara: “L’inizio della pandemia è già stato caratterizzato da queste osservazioni, che, però, non hanno trovato una concreta conferma. Sarebbe opportuno approfondire questo aspetto. In questa situazione, è essenziale l’approfondimento degli studi anche per distinguere fra chi si può permettere di allentare le varie restrizioni imposte dal governo”.

Sottolinea un aspetto fondamentale: “Il gruppo, purtroppo, riguarda soltanto il globulo. A questo punto, è basilare verificare se anche altre cellule hanno questa possibilità di opporsi al virus”, conclude il virologo Giulio Tarro.

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